Set 30 2015

L’Aglianico originario della Val d’Agri

Category: Newsjaco @ 12:23
Il Volume del Progetto Basivin Sud

Il Volume del Progetto Basivin Sud

Con la presentazione del volume che riassume i risultati della ricerca, si è concluso il progetto Basivin Sud, la vasta indagine storico-scientifica  sugli antichi vitigni presenti nel territorio dell’antica Lucania, precedentemente identificata come Enotria.

Il progetto, partito nel 2007 per iniziativa del Comune di Viggiano, dell’ALSIA (Agenzia Lucana per lo Sviluppo in Agricoltura)  del CRA (ora CREA-UTV) della Regione Basilicata e con il supporto del Consorzio Terre dell’Alta Val d’Agri, ha delineato nuovi orizzonti per la viticoltura lucana, emersi dall’indagine genetica ed archeologica effettuata in questi anni sui tanti vitigni reperiti nelle antiche vigne di piccoli produttori, custodi di vitigni centenari. La riscoperta del grande passato viticolo di queste terre e l’identificazione di nuovi – ben 32! – Vitigni autoctoni sconosciuti finora, offrono una occasione importante per un grande rilancio del territorio, e conferiscono una profonda identità viticola all’area della Val d’Agri, finora sconosciuta.

Il Pinot e la sua lunga progenie è partito da queste aree prima di raggiungere l’Europa, e non a caso l’Aglianico, originario della Val d’Agri dove era allevato dalla gens romana degli Alli,  ha seguito le sue orme: non si era mai parlato di Aglianico Bianco o di Aglianico dolce precoce finora, ma questa grande bio-diversità, che lo mette alla pari del cugino, dimostra quale grande patrimonio genetico sia diffuso nelle piccole vigne dei vignaioli lucani.

Gli scavi effettuati dall’ENI lungo il corso superiore dell’Agri negli ultimi anni hanno oprtato alla luce evidenze archeologiche di straordinario interesse culturale, conferendo a quest’area interna della Basilicata, da sempre considerata marginale, un valore socio economico ed antropologico insospettato. In realtà l’Alta Val d’Agri, epicentro del Terzo Centro di Domesticazione della vite fin dal primo millennio A.C., è la via portante dei traffici condotti da Enotri, Lucani, Greci e quindi Romani, attraversando un’area di grande interesse economico per questi popoli che vi si erano insediati stabilmente e diffusamente fin dagli albori della civiltà.

Questo il servizio messo in onda della Rai:

Tra gli oltre 40 siti archeologici indagati, tutti dislocati lungo la riva sinistra del fiume,  riferiti a sepolture, fattorie lucane ed enotrie, e villae romane, è di particolare interesse il tracciato della via Herculia, che congiungeva Venusia (Venosa a Grumentum, con la Villa rustica della nobile famiglia dei Praesentes, la cui figlia, Crispina, nota come “l’imperatrice lucana”, era andata sposa all’imperatore Commodo.Sono stati rinvenuti lo spazio residenziale e le aree di lavorazione dei prodotti della fattoria, da inviare poi a Roma. Inoltre, dal punto di vista viticolo, è anche notevole il rinvenimento dei ruderi (con mosaici e fregi) della villa rustica del Maiorano di Viggiano, appartenuta ad un certo Potito, e dove è stato rinvenuto anche uno stabadium, sorta di triclinio semicircolare, dove i romani erano usi dedicarsi agli ozi ed ai simposi. Gli scavi effettuati nelle ville mostrano chiare tracce di tutte le attrezzature impiegate nella coltivazione dell’olivo e della vite, i cui prodotti erano poi inviati nella capitale. Lungo tutto il fiume, di paese in paese, si possono seguire, tramite i cippi di confine, le tante proprietà delle gens  romane, ed una di queste, la gens Allia, aveva fattorie disseminate lungo tutta la Valle superiore dell’Agri, e le cui tracce sono evidenti anche nel toponimo del Paese di Aliano (appartenenza alla gens Allia), nel nome di un fiume Alli e perfino nel nome di un’uva famosa, identificata come “l’uva coltivata dalla “gens Allia” e quindi Allianica. La storia che ci racconta l’Archeologo del CNR dott. Stefano Del Lungo nella sezione da lui redatta è interessante ed affascinante e queste brevi notizie non rendono merito al lungo lavoro da lui svolto in collaborazione don il dott Angelo Caputo del CRA e ben spiegato nella pubblicazione che ne racchiude i risultati. Secondo questo lavoro la direzione dell’espansione dei singoli vitigni è provato dalle Aglianico biancoaree di domesticazione e di conseguenza l’espansione va dalla Terza area (l’Enotria) verso la Quarta (Europa Centro-occidentale) e quindi lo studio fornisce le basi per ridisegnare tutta la mappa dei vitigni europei. Il Pinot sarebbe stato portato alla foce del Rodano dai Focei di Velia, ed anche il Syrah,  che ha origine da un incrocio tra Mondeuse Blanche e Dureza (quest’ultima imparentata per via di un nonno comune all’Aglianico) sarebbe originaria del territorio della Siritide.

Santa SofiaQuale fosse in realtà quell’uva coltivata 2000 anni fa non ci è dato di sapere con certezza, ma sopravvive ancor oggi il suo nome nell’ uva Aglianico, onore e vanto della viticoltura Lucana. Proprio la sua antichità ha permesso la grande biodiversità della specie, che, con la ricerca del progetto Basivin, ha individuato altre due mutazioni, avvenute nei secoli, del clone che oggi costituisce la maggior parte dei vigneti moderni di Aglianico.

Il prossimo passo sarà importante: l’impianto e la propagazione dei vitigni e dei cloni trovati affinchè le aziende interessate possano poi passare alla produzione regolare e costante di vini altamente caratterizzanti il territorio.

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Set 16 2015

Pubblicazione delle ricerche sugli antichi vitigni Lucani

Category: Newsjaco @ 20:18
Cartoline di invito Progetto Basivin

Cartoline di invito Progetto Basivin

Cartoline-invito-Basivin_retroSiamo alfine giunti alla pubblicazione dei risultati che la ricerca BASIVIN-SUD ha sviluppato negli ultimi otto anni circa l’identificazione ed il riconoscimento di antichi vitigni presenti diffusamente nei vecchi vigneti della Lucania.

Nel corso del Convegno che si terrà a Viggiano  il prossimo 25 Settembre, gli Enti committenti del progetto, ALSIA, Il Consorzio della DOC Terre dell’Alta Val d’Agri, la  Regione Basilicata ed il Comune di Viggiano, presenteranno la pubblicazione che racchiude tutte le conclusioni alle quali sono giunte le ricerche condotte dagli agronomi del CRA, guidati dal Dott Angelo Caputo, e dagli archeologi del CNR, diretti dal Dott Stefano Dellungo.

Fra i 480 vitigni indagati, molte le sorprese, al di la delle esatte identificazioni di cloni diffusi e conosciuti ma erroneamente  identificati; ben 42 vitigni sono risultati sconosciuti e mai classificati nei data-base del CRA;  ma le maggiori attese provengono da due mutazioni dell’Aglianico, la varietà bianca e quella storica, descritta dal Frojo nel 1870, a maturazione precoce.

Inoltre, dai saggi effettuati con microvinificazioni condotte dagli enologi del CRA, sono risultati di estremo interesse i vitigni bianchi Jusana o Giosana e Santa Sofia, oltre al detto Aglianico Bianco, e fra i rossi, il Mangiaguerra, il Castiglione o Arvino, il Guarnaccino, il detto Aglianico precoce, molto interessante, questo, per l’area della Val d’Agri, situata a 700 mt slm, e quindi con maturazioni problematiche per l’Aglianico normalmente impiantato.

Gli interessati potranno intervenire alla presentazione del volume riassuntivo, che avverrà durante il Convegno.

Progetto basivin sud Viggiano

Progetto basivin sud Viggiano

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Nov 12 2014

Ricerca sui vitigni autoctoni lucani

Category: Newsjaco @ 11:11
Ospiti alla degustazione

Ospiti alla degustazione a Viggiano

La viticoltura in Lucania ha radici antiche. Le sue origini si fanno risalire al primo millennio A.C. principalmente per le tracce reperite lungo le valli frequentate dai popoli greci ed enotri per gli spostamenti dalla costa ionica  a quella tirrenica. Nel centro di questo triangolo delimitato dalle città di Metaponto-Paestum-Lao (i confini della Lucania storica) spicca la Valle dell’Agri, vero cuore verde dell’Enotria e del meridione italiano, che coincide con un’area fecondissima di coltivazioni e allevamenti e con una particolare predisposizione alla selezione della vite.

In quest’area si svolge dal 2008 una ricerca interdisciplinare sostenuta dal Comune di Viggiano, dal Consorzio di Tutela della DOC Terre dell’Alta Val d’Agri e dall’ALSIA, le quali hanno commissionato al CRA ed al CNR la ricerca e la ricostruzione del germoplasma lucano più antico, con l’intento fondamentale di salvaguardare la biodiversità del notevole patrimonio genetico disperso nei tanti micro-vigneti della Basilicata.

Fonti autorevoli attestano questa ricchezza di vitigni come si evince dalla “Statistica del Regno di Napoli” del 1811, la quale censisce ben 154 vitigni lucani. Come ebbe a dire anche il dott. Lacava in occasione della Mostra Enologica che si tenne a Potenza nel 1887,  “noi non abbiamo bisogno di vitigni stranieri che non siano acclimatati nelle nostre contrade: bastano quelli che abbiamo”.

 

Vinificazione da vitigni sconosciuti in degustazione a Viggiano

Vinificazione da vitigni sconosciuti in degustazione a Viggiano

Lo studio in atto ha esattamente questo obiettivo: il recupero di queste antiche varietà ed i primi risultati hanno già dato sorprendenti risposte. Innanzi tutto ha definito il corretto profilo molecolare delle Malvasie di Basilicata Bianca e Nera ed indicato altre varietà iscritte nel Registro Nazionale che potrebbero essere di interesse per la vitivinicoltura lucana, quali il Castiglione, la Guarnaccia, il Catarratto bianco lucido, il Montonico ed il Nerello Mascalese, vitigni questi diffusamente presenti negli antichi vigneti ispezionati.

Sono invece molto interessanti i nuovi ritrovamenti vegetali, cioè vitigni con nuovi profili molecolari appartenenti a varietà non ufficialmente riconosciute ma identificabili con nomi in vernacolo originali, e che meritano attenzione particolare per le loro caratteristiche fenotipiche e potenzialità enologiche.

Tra questi, di notevole interesse è l’Aglianico bianco, l’Aglianico precoce, la Giosana e la Iusana, per l’originalità e la ricchezza dell’espressione sia olfattiva che di sapore, il  Messinese, la Santa Sofia, altrove identificata come Fiano, ma in questo caso con profilo molecolare proprio. Ma se si pensa a tutte le accessioni raccolte in più di 40 nuovi profili molecolari si può immaginare di quali potenzialità si potrà arricchire la piattaforma ampelografica lucana.

Per salvaguardare il materiale genetico raccolto si è deciso di conservare in situ le varietà finora catalogate e, grazie ancora al contributo finanziario del Comune di Viggiano, è stato realizzato, presso l’Azienda Lucana di Sviluppo in Agricoltura di Villa d’Agri, un vigneto/catalogo con i biotipi di vite selezionati dalla ricerca nell’areale della DOC Terre dell’Alta Val d’Agri. Questo materiale potrà così essere utilizzato da operatori e tecnici al fine di migliorare la produzione vinicola o fornire indicazioni per ulteriori programmi di sviluppo e ricerca sperimentale. E la ricerca continua….

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Ott 19 2014

Relazione sugli antichi vitigni della Val d’Agri

Category: Newsjaco @ 12:02
Scerpola - antico clone di Aglianico della Val d'Agri

Scerpola – antico clone di Aglianico della Val d’Agri

Si terrà sabato 8 Novembre p.v.  ore 9,00 – all’Hotel dell’Arpa di Viggiano,  un Convegno durante il quale saranno illustrati al pubblico ed agli appassionati l’esito delle ricerche, iniziate nel 2008, di antiche varietà di vite presenti nel territorio Lucano.

La ricerca – sostenuta dal Comune di Viggiano e dall’ALSIA – è stata commissionata al CRA ed al CNR, i cui tecnici hanno esplorato gli antichi vigneti lucani ed hanno svolto le analisi genetiche e storiche atte all’identificazione delle varietà che sono ora in un campo-collezione dell’ALSIA.

Questo il Comunicato stampa dell’evento: Comunicato_08.11.2014

Le ricerche hanno portato al reperimento di alcune varietà dimenticate che hanno dimostrato notevoli attitudini enologiche, come dimostrano le microvinificazioni operate dal CRA e che si potranno degustare nel corso dell’evento. Di particolare interesse la bianca Giosana, della quale sono emerse due tipologie, aromatica e non,  la rossa Scerpola . clone di aglianico a maturazione precoce – l’Aglianico bianco, il vujanese, l’uva Antica.

Vite di Giosana

Vite di Giosana

Per avere qualche idea del progetto potete leggere il mio blog:

E’ gradita una conferma di partecipazione da parte dei giornalisti e degli appassionati che desiderano essere presenti.
Per informazioni .
Cell 338 8595158
Luigi Iacoletti info@organicwine.it

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Feb 19 2013

Le sorprese degli antichi vitigni Lucani

Category: Newsjaco @ 19:24
Oynotron lucano

Vigneto lucano allevato secondo l’antico sistema “Oynotron” (su Palo di vite)

La Basilicata si conferma epicentro del traffico  che ha animato tutto il bacino del Mediterraneo proponendosi come crocevia dei flussi migratori che proprio in questa regione si intersecavano. Le genti provenienti dai Balcani, attraverso la Paucetia (odierna Puglia)  trovavano in Lucania le correnti migratorie dei greci che risalivano da Taranto verso Paestum ed il bacino occidentale campano,  incontrando anche la cultura Etrusca, che si è spinta fino ai confini settentrionali della Magna Grecia. Questi traffici sono resi ancora più evidenti dalle recenti ricerche effettuate dal CRA-UTV (Centro di Ricerche in Agricoltura ed ex Istituto Superiore di Viticultura di Coneglianoche risale ai movimenti dei vari popoli della Magna Grecia, seguendo le tracce dei vitigni che essi stessi portavano nelle loro migrazioni.

La ricerca ha reperito circa 361 accessioni,  recuperate in antichi vigneti della Val d’Agri, del distretto Pollino e del Vulture. La Val d’Agri in particolare, quale via fluviale di raccordo tra i greci di Taranto e quelli di Paestum ed in contatto con i Messapi della Puglia,  è maggiormente interessata alle correnti di traffico che risultano evidenti nei vitigni reperiti in loco, identificati ormai con sicurezza dagli esami effettuati con il DNA. I vitigni ritrovati, infatti hanno evidenziato che tutti i popoli del sud-Italia erano in contatto tra di loro nelle varie zone geografiche, e che gli scambi culturali hanno diffuso e propagato cultura, mezzi e risorse senza distinzione di etnia o luoghi.

Il materiale genetico estratto è stato sottoposto ad analisi SSR (Simple Sequence Repeats) utilizzando 13 marcatori microsatelliti, sei dei quali inseriti nel Progetto GENRES 081 (European Vitis Database) al fine di identificare il profilo molecolare delle varietà in esame. I loci utilizzati sono stati: VVS2, VVMD5, VVMD7, VVMD27, VrZAG62, VrZAG79, ISV2, ISV3, ISV4, VMCNG4b9, VVMD28, VVMD25 e VVMD32.

Vite centenaria di Vujanese a Viggiano

Vite centenaria di Vujanese a Viggiano

Gli accertamenti sanitari sono stati effettuati su legno mediante la tecnica immunoenzimatica ELISA  (Enzyme-Linked Immunoadsorbent Assay) al fine di individuare eventuali virosi. E’ rilevante osservare  che sulle 361 accessioni recuperate ben il 23% è risultato sano, mentre la virosi maggiormente diffusa è GLRaV3 per il 72%, seguita dal GVA con il 66% e dal GFkV con il 62%

Delle circa 360 accessioni recuperate, 37 appartengono a varietà note e iscritte al registro Nazionale delle Varietà di Vite (RNVV art. 10 – DM 2 feb. 2005):  tra esse Aglianico, Aglianicone, Aleatico, Barbera, Canaiolo, Carignano, Ciliegiolo, Fiano, Falanghina, Garganega, Vari Greco, Lambrusco, Malvasie, Negro Amaro, Nerello Mascalese, Primitivo, Sangiovese, Uva di Troia, Vernaccia tutte genericamente diffuse.  Le varietà identificate come Baresana, Prunesta e Regina dei Vigneti appartengono alla varietà Uva da Tavola. Due profili molecolari  appartengono a varietà di uve da vino iscritte in cataloghi stranieri e cioè la spagnola Mencia  e la croata Plavina.

Ma i risultati maggiormente interessanti vengono dal profilo genetico di 17 vitigni non riconosciuti ufficialmente, e ben 11 nuovi profili completamente sconosciuti. Ecco alcuni esempi: Il vitigno conosciuto in Basilicata come Malva è risultato essere la ben nota Plavina – vitigno balcanico tuttora coltivato in quei paesi; il vitigno chiamato Malvasia Nera  è risultato corrispondere al Tempranillo – principale vitigno dei vigneti spagnoli; ll vitigno chiamato Greco in alcune accessioni è risultato essere il noto Greco di Tufo (Greco B.), di provenienza Campana, mentre in altre il Greco  è risultato essere la malvasia di Lipari, o Malvasia di Sardegna, o Greco di Bianco, provenienti dalle coste meridionali greche ed approdato in molte isole e località costiere del Mediterraneo, fino nelle Canarie. Un altro vitigno diffuso in Val d’Agri con il nome di Vujanese è stato identificato con  Castiglione, o Magliocco Dolce, presente anche in Calabria. Molto interessante è anche un vitigno locale noto come Jusana, o Giosana, nelle varianti aromatica e non, che dà vini di spiccata personalità. Un tipico vitigno pugliese, il Bianco d’Alessano, risulta presente sia sul Pollino che in Calabria con il nome Juvarello ed un vitigno locale, denominato nel Vulture Colatammurro,  è risultato corrispondere al Nero di Troia, ampiamente distribuito nei vigneti della Val d’Agri, dove peraltro coesiste con numerosi cloni di Primitivo. Molte accessioni recuperate come Aglianico, Greco B., Fiano, Falanghina e Garganega sono risultati essere realmente le varietà dichiarate, mentre il diffuso Aglianico di Cassano, conosciuto anche con il nome di Guarnaccino, è riconducibile all’altrettanto diffuso Arvino o Castiglione o Magliocco Dolce o Marsigliana e riconducibile anche al sunnominato

Vite centenaria di Sangiovese in Viggiano

Vite centenaria di Sangiovese in Viggiano

Vujanese. Ma uno dei risultati più sorprendenti è l’identificazione dei “genitori”, se così si può dire, di uno dei più diffusi vitigni italiani, il Sangiovese,  i cui geni sono ascrivibili agli indigeni  Negro Dolce e  Ciliegiolo.

Resta ancora da approfondire la ricerca che finora ha identificato solo vitigni il cui DNA è incluso nei circa 1000 profili genetici in possesso della Banca Dati del CRA,  mentre è senz’altro più interessante recuperare, impiantare e vinificare le uve ottenute dalle  37 accessioni, non corrispondenti ad alcun profilo finora schedato.

Tutto il lavoro di raccolta e identificazione  degli antichi vitigni autoctoni procede ancora, sia studiando altri vitigni segnalati nelle varie aree, sia procedendo con micro-vinificazioni per conoscere le qualità organolettiche dei vitigni recuperati. Il notevole numero di profili molecolari accertati finora (84) consentono di affermare che la base ampelografia Lucana è ampia e variegata, quindi meritevole di ulteriori esami ed approfondimenti.

Le diverse varietà collezionate, dopo aver escluso quelle più compromesse dal punto di vista virologico,  sono in collezione presso l’azienda sperimentale “Lamarossa” di Rutigliano (Bari) di proprietà del CRA ma è in corso l’allestimento  anche di un campo/collezione presso l’Azienda “Bosco Galdo” di Villa d’Agri di proprietà dell’ALSIA (Regione Basilicata).  In questo campo sono state messe a dimora le varietà per consentire un esame in situ  delle qualità e delle caratteristiche del germoplasma viticolo finora recuperato.

Bisogna dire che questo progetto, denominato “Attività di Domostrazione e Realizzazione di Vigneto-Catalogo dei biotipi di vite selezionati nell’area DOC Terre dell’Alta Val d’Agri”  è sostenuto dal Comune di Viggiano che finanzia l’ALSIA per le spese di realizzazione del vigneto e della sua manutenzione, in collaborazione con il CRA ed ha anche fornito il primo materiale di moltiplicazione vegetativa per l’impianto, che sarà sicuramente ampliato nei prossimi anni.

Questo Campo/Catalogo consentirà di  conservare i vitigni nel loro areale di origine e salvaguardare  così la grande ricchezza di  vitigni”minori” in gran parte sconosciuti e dalle potenzialità non ancora espresse, tutelando in tal modo la grande variabilità intravarietale del patrimonio viticolo lucano.

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Mar 23 2011

Novità dal progetto Vitivin-Vault

Category: Newsjaco @ 16:47

Ancora un vitigno dal profilo molecolare sconosciuto, il guarnaccino,  (niente a che vedere con il guarnaccia, grenache, alicante o cannonau già conosciuto) scoperto nel corso degli esami che il CRA di Turi ha in esame, tra i cloni recuperati nei vecchi vigneti dela Basilicata.

Uva Guarnaccino in Basilicata

Uva Guarnaccino in Basilicata

Il Guarnaccino è doppiamente interessante, dal momento, che anche se il suo profilo genetico è originale,   i punti di contatto con il profilo genetico del Cabernet Franc  lo rende straordinariamente importante per documentare la presenza di questo vitigno in Basilicata in tempi lontani, molto adatto alla produzione di vini naturali, dal momento che il suo adattamento alla propria area consente un allevamento con minimi interventi fitosanitari.

Dopo aver trovato, quindi, da parte del CNR di Torino, il progenitore del Sangiovese in antichi ed isolati vigneti calabresi, questo ritrovamento pone nuovi interrogativi sulla circolazione dei cloni di vitis vinifera nella nostra regione, vero e proprio svincolo nodale dei traffici arcaici tra Puglia, Campania e estremo Sud Italiano nel periodo della colonizzazione Greca.

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Ott 14 2010

Vitigni Autoctoni Lucani: Convegno 22 Ott.

Category: Newsjaco @ 16:44

Il 22 prossimo venturo  si terrà all’Università di Potenza – Facoltà di Agraria ed Enologia – un Convegno che farà il punto circa i risultati fin qui acquisiti dal CRA e dall’ALSIA con il contributo del Comune di Viggiano.

Invito Convegno 22-10 Università Potenza

Invito Convegno 22-10 Università Potenza

Ii migliori nomi della viticoltura Italiana saranno a confronto, nella disamina dei cloni che in circa tre anni  di lavoro sono stati raccolti in varie zone della Val d’Agri e del Pollino, in vigneti secolari ancora esistenti.  Sarebbe auspicabile che anche il CNR di Grugliasco – Torino, che negli anni passati ha già svolto un approfondito esame degli autoctoni calabresi, per mezzo della dott.sa Anna Schneider, fosse coinvolto nell’esame di vitigni che il nostro Sud, senza limitazioni regionali, ha sicuramente impiegato da svariate centinaia d’anni, impiantandoli in Campania, Puglia, Basilicata e Calabria.

Programma e Relatori Convegno 22-10

Programma e Relatori Convegno 22-10 Potenza

Personalmente siamo impegnati nella costituzione di un campo sperimentale dove collezionare quelli che consideriamo i migliori cloni ai fini di una vinificazione tipica e particolare, mirata all’ottenimento di veri vini naturali, autentica espressione del territorio.

Gli interessati sono pregati vivamente di partecipare.

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Ott 13 2010

Primi risultati dal Vivaio Sperimentale

Category: Newsjaco @ 11:48

A distanza di tre anni dai primi progetti di sperimentazione, sui portainnesti prima e sui cloni autoctoni poi, si intravedono le prime informazioni atte a fornire un quadro più completo della viticoltura in Val d’Agri.

Il nostro progetto, (Jacoletti-DeBlasiis) partito sulla spinta della Ricerca commissionata al CRA dal Comune di Viggiano per l’identificazione di vitigni autoctoni reperiti in antichi vigneti della Valle dell’Agri, prevedeva innanzi tutto l’identificazione di un portainnesto che potesse dare qualità in impianti fitti,  insieme ad una buona maturazione fenolica, da noi sempre problematica, sia per l’altezza, (670 m.slm) sia per le cattive condizioni di tempo con il protrarsi delle vendemmie.

Questa prima fase, che  prevedeva la sperimentazione di più portinnesti, volta all’individuazione di una varietà che, nei nostri terreni ed alla nostra altitudine, ci potesse permettere il conseguimento dell’obiettivo prefisso di ottenere uve di qualità, eleganti e fini, ha raggiunto il  risultato, permettendoci di  scoprire che, tra i portainnesti in osservazione, il 157-11 assicura entrambi gli obiettivi, portnado le uve a una buona  maturazione fenolica anche dieci giorni prima degli altri.

Per il conseguimento dell’obiettivo ci siamo avvalsi della competenza e della disponibilità del Vivaista Raffaele Nigro,  Tel. 0972-715663 – che ringraziamo sentitamente.
Siamo inoltre molto grati per la preziosa consulenza che la Dott.sa Anna Schneider ci ha fornito in maniera estremamente disponibile

Nel prossimo anno, invece, raccoglieremo e vinificheremo in purezza il clone  di uva Vujanese che è stato da noi isolato,  selezionato da una nostra vigna centenaria. ed innestato in campo su selvatico. Si  spera di poter raccogliere una quantità di uve  tale da consentirci una prima vinificazione.

Qui di seguito alcune immagini del lavoro eseguito nel vigneto sperimentale.

Catalogazione-di-vite-centenaria-sconosciuta

Raffaele Nigro preleva le gemme di vujanese

Raffaele Nigro opera l’innesto della gemma

Si lega l'innesto

Innesto della gemma

Copertura dell'innesto

Copertura del punto di innesto

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Lug 24 2010

Emozioni di fronte ai patriarchi della vite

Category: Newsjaco @ 16:30
Vite di Tintora a Tramonti (SA)

Vite pluricentenaria di Tintora - Az Monte di Grazia

Viti e uva di Tintore di oltre trecento anni! In una appassionata ed emozionante visita ai vigneti dell’azienda Monte di Grazia di TRAMONTI, in Costa di Amalfi, abbiamo avuto modo di commuoverci di frante a vere e proprie reliquie della viticoltura. Alfonso Arpino, il fortunato proprietario che coltiva, ma vorremmo dire accudisce, le viti ultra centenarie di Tintora, Ginestra, Pepella e Per’e Palummo, ci ha messo di fronte ad una viticoltura autentica ed essenziale che si ritrova nella memoria storica degli antichi vignaioli del sud Italia.

Il titolare dell'Az Monte di Grazia

Il titolare dell'Az Monte di Grazia davanti ad una delle sue "creature"

Le viti di Tintore, beneficiando del suolo vulcanico delle colline di Tramonti, vegetano da ben oltre i secoli passati, e sono riprodotte con il sistema della propaggine. La propaggine consiste nell’allevare  un pollone dalla base ed interrarlo per portarlo ad uscire dove si vuole una nuova vite; quando avrà emesso sue radici, si potrà staccare dal suo tutore, creando così un individuo esattamente identico alla vite originaria. Tutto ciò è possibile perchè alla base della vite franca non c’è il portainnesto americano.

Sistema di propagazione per Propaggine

Il Sistema di propagazione per Propaggine

Questo  consente di avere sempre lo stesso clone, tramandato non dall’innesto e non svilito dal portainnesto americano,  ma riprodotto sempre da se stesso e mantenuto in vita da un apparato radicale che sicuramente si estende per decine di metri, dal momento che anche la parte aerea della vite è altrettanto sviluppata.

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Feb 07 2010

I Vitigni Autoctoni: la Nuova Frontiera per i vini di qualità.

Category: Newsjaco @ 23:46
Locandina progetto BASIVINSUD del CRA

Locandina progetto BASIVINSUD del CRA

Sabato 14 Novembre, presso l’Hotel dell’Arpa di Viggiano il Consiglio Superiore per la Ricerca in Agricoltura (CRA) ha presentato un primo quadro del materiale raccolto durante quattro anni di lavoro mirato alla conoscenza di antichi vitigni autoctoni, particolarmente vocati alla produzione di vini naturali, dal momento che l’adattamento alla loro area di origine li rende particolarmente resistenti alle malattie fungine.

Su trecentosessanta individui prelevati da vigneti secolari della ragione nel corso di quattro anni di ricerche, è emerso un patrimonio viticolo molto diversificato che lascia ben sperare ai fini dell’ottenimento di nuovi vini fortemente tipicizzati.

Le principali varietà sono risultate quelle originarie delle regioni limitrofe, confermando l’unicità del territorio meridionale:  primo fra tutti, naturalmente, è l’Aglianico autoctono, presente in ben 18 occorrenze, seguito dall’Asprinio, dal Fiano, dal Greco, dal Guarracino ed anche dall’Uva di Troia, dal Primitivo o dal Gaglioppo.

Molto significativi sono invece circa 20 cloni per i quali non è stato possibile risalire a nessuna varietà registrata: è su questi che si concentrerà la prossima fase della ricerca, per conoscere le qualità e le attitudini di questi vitigni.

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