Feb 06 2017

Un pò di chiarezza circa le origini del Sirah

Category: Newsjaco @ 14:47
Il Volume del Progetto Basivin Sud

Il Volume del Progetto Basivin Sud

Il Sirah o Syrah o Shiraz, è uno dei vitigni che dà origine a vini molto ricercati, partendo dall’Hermitage, sua zona di elezione, e diffondendosi in Europa  fino al Nuovo Mondo. Il suo nome ha immediatamente richiamato alla mente mitiche origini orientali, come se la sua origine potesse certificare una capacità di  fornire vini di eccelsa qualità.

Una recente ricerca partita in Basilicata ed esattamente da Viggiano, in Val d’Agri, denominata Basivin-Sud ha prospettato nuovi orizzonti circa le origini dei vitigni tipicamente meridionali, come l’Aglianico, il Greco, il Guarnaccino, il Fiano, ed altri al momento completamente sconosciuti.

La ricostruzione delle parentele genetiche tra vitigni, introdotta con la decifrazione del genoma della vite,  ha designato ilPinot come ilpiù antico progenitore di tanti vitigni diffusi in Europa e non solo. Con una certa fortuna è stato possibile accertare non solo le parentele del Sirah, ma anche i suoi diretti genitori, la Dureza e la Mondeuse  blanche, con tutti i legami che queste varietà hanno con i vitigni centroeuropei, con l’Aglianico e con il Pinot. Tra i vari legami parentali sorprende la scoperta di  un nonno in comune che hanno aglianico, precedente di due generazioni e dureza, scoperta, questa, che pone il vitigno lucano tra gli avi del Syrah.

Questi incroci e trasformazioni sono avvenuti con tutta probabilità in Enotria, dove si ipotizza che il Pinot fosse già in uso dalla prima età arcaica, dove la colonizzazione greca trovò i vigneti coltivati ad oynotron, il palo di vite, e abbia raggiunto il Rodano successivamente, per merito dei Focei che, dalla patria italica, Elea, oggi Velia nel Cilento, nella metà del VI secolo a.C., fondano  Massilia (Marsiglia) trasportando vino, uve e tralci di vite alla foce del Rodano. Lungo questa tratta i vitigni selezionati in Enotria raggiungono la Francia e si diffondono nelle loro terre d’elezione: Dureza e Syrah nell’alta valle del Rodano, il Pinot nero più a nord, in Borgogna. Tra fine VI e inizio V secolo a.C. in Enotria, la prima selezione di Pinot, Dureza, Mondeuse e Syrah potrebbe aver costituito un insieme di varietà riconoscibili come Siriche,

Vite centenaria Vite centenaria di Sirica, oggi denominata Sirah o anche Shiraz o Syrah

Vite centenaria di Sirica, oggi denominata Sirah o anche Shiraz o Syrah

provenienti cioè dalla Siritide. il territorio di Siris-Heraclea – dove il suffisso -ikos indica l’appartenenza di un elemento a un gruppo omogeneo. L’assonanza con “siriaco” (dalla Siria) spiega la confusione nelle fonti latine e successive, alla ricerca di (false) corrispondenze tra Syrah e la città persiana di Shiraz e perfino con l’antica Siracusa. Ancora oggi nel sud Italia antiche viti di Sirah vengono chiamate con l’antico nome di Sirica.

Siriche, Aminae, Lucanum. Dove nasce l’Aglianico

Il particolare pregio di queste varietà si incrementa agli inizi del V secolo a.C. con la dispersione dei Sibariti, che si stanziano nell’entroterra dopo la distruzione della loro colonia. Con loro, nelle valle fluviale dell’Akiris (oggi Agri) interne all’Appennino lucano, nasce la tradizione delle Amineae: termine che designa un gruppo di vitigni eccezionali per resa produttiva e durata del vino, tanto da diventare in età imperiale una sorta di marchio di garanzia, riportato “in etichetta” sulle anfore vinarie. Nello stesso territorio il Lucanum (vinum) indica altre varietà viticole locali non ancora diffuse, selezionate da famiglie di imprenditori agricoli come le gentes Apicia, Pompeia e Caedicia. Fra queste troviamo l’Aglianico, geneticamente preesistente, ma “scoperto” e diffuso dalla gens Allia nel I secolo a.C., trasferitasi dopo l’eruzione del Vesuvio in Irpinia e nell’Alta Val d’Agri (come testimoniano le epigrafi, in unione a diversi toponimi, dal fiume Alli all’abitato di Aliano). Sebbene la conformazione fisica della valle ostacoli i collegamenti con l’esterno, quest’area si identifica nella prima età imperiale come uno dei fulcri produttivi d’eccellenza della Lucania. Nel I secolo a.C. il potente Marcus Valerius Messalla Potitus vi fonda un’azienda agricola sperimentale con vitigni provenienti dall’antica fortezza ionica di Lagaria per produrre il Lagarinum, vino di riconosciute proprietà terapeutiche secondo la medicina del tempo.

La ricerca ovviamente continua, con la speranza di poter individuare, attraverso l’indagine genetica, più precisi legami parentelari dei tanti vitigni che costituiscono un invidiabile patrimonio di diversità genetica del territorio lucano.

Tag: , , , , , ,


Lug 04 2016

I prodotti Tipici Val d’Agri protagonisti a Eataly a Bari

Category: Newsjaco @ 13:08
La Piazza dei Produttori di EATALY Bari

La Piazza dei Produttori di EATALY Bari

Con il progetto “Sorprendente Basilicata” di Fondazione Eni Enrico Mattei in collaborazione con “Eataly Porta del Sud”  si registra il notevole interesse suscitato  dai Prodotti Tipici e dagli ottimi vini Lucani, in particolar modo quelli della Val d’Agri, presentati dagli stessi produttori ai clienti di EATALY nella propria sede di Bari. Il mese di luglio sarà, infatti, dedicato al territorio e ai prodotti culinari ed enologici della Basilicata. Il visitatore, accompagnato dal racconto dei produttori lucani, presenti nella “Piazza dei Produttori” del punto vendita Eataly di Bari, sarà invitato a fare esperienza della “Sorprendente Basilicata”, una terra ricca di risorse enogastronomiche ma anche di luoghi, tradizioni, cultura e tipicità ancora da scoprire. I momenti di degustazione saranno inoltre accompagnati da eventi e manifestazioni di promozione e valorizzazione.

Questo il Programma per seguire gli eventi di assaggi allestito da EATALY Bari per le Serate di Degustazione:

LA CENA DELLA PIAZZA €5   Data: venerdi’ 15 luglio  Ore: 21.00 Sala Congressi  

Protagonisti della Cena della Piazza di questo mese gli amici della Basilicata che ci permetteranno con il loro ricco paniere di prodotti di vivere un’esperienza culinaria senza pari. In una sola serata potremo assaporare tutto quello che di buono la piazza dei produttori offre questo mese: i pregiati salumi della tradizione, i prodotti caseari realizzati con cura e passione, i cereali e i legumi binomio perfetto per un nutriente primo piatto lucano. Non mancheranno i gustosi sottoli lucani e tutta l’arte dei prodotti da forno. A breve menu’ completo, vini inclusi. In occasione dell’azione di sostegno nei confronti dei piccoli produttori lucani, promossa dalla Fondazione Eni Enrico Mattei, il contributo di partecipazione alla cena sara’ di soli € 5,00 anziche’ € 25,00. Lo scopo di tale impegno da parte della FEEM e’ la scoperta di un territorio ricco di storia, natura e tradizioni attraverso la ricchezza enogastronomica.

Il Lucanico alla degustazione

Il Lucanico alla degustazione

Il Lucanico e L’Akiris saranno protagonisti la sera del 18 Luglio alle 20,30 sulla Sulla Terrazza a Mare per L’Incontro con il Produttore.  Sara’ l’occasione per gustare i pregiati prodotti caseari degli amici del Caseificio Pace, tutta la bonta’ del pistacchio di Stigliano proposto in un interessante primo piatto e viaggiare attraverso la Val D’Agri alla scoperta dell’antichi vitigni lucani e conoscere il lavoro in vigna e in cantina degli amici della Cantina L’Arcera.

Quindici i produttori lucani coinvolti nel progetto: Azienda agricola Fagiolo d’Oro, Cantine Pisani, Cantina L’arcera, Panificio Villone, Salumi di Boccetta, Sapori Gallicchiesi, Italmiko, Azienda agricola Castelluccio, Caseificio Pace,La Calvellese Pasta, Cantina  Al Giardino del Principe, Cantine De Blasiis, Cantine Di Fuccio, Pistacchio di Stigliano,Azienda agricola Maro.

Inoltre, durante tutto il mese di Luglio, i visitatori sono attesi al banco di degustazione per un assaggio  gratuito di Lucanico e di Akiris.

Tag: , ,


Set 30 2015

L’Aglianico originario della Val d’Agri

Category: Newsjaco @ 12:23
Il Volume del Progetto Basivin Sud

Il Volume del Progetto Basivin Sud

Con la presentazione del volume che riassume i risultati della ricerca, si è concluso il progetto Basivin Sud, la vasta indagine storico-scientifica  sugli antichi vitigni presenti nel territorio dell’antica Lucania, precedentemente identificata come Enotria.

Il progetto, partito nel 2007 per iniziativa del Comune di Viggiano, dell’ALSIA (Agenzia Lucana per lo Sviluppo in Agricoltura)  del CRA (ora CREA-UTV) della Regione Basilicata e con il supporto del Consorzio Terre dell’Alta Val d’Agri, ha delineato nuovi orizzonti per la viticoltura lucana, emersi dall’indagine genetica ed archeologica effettuata in questi anni sui tanti vitigni reperiti nelle antiche vigne di piccoli produttori, custodi di vitigni centenari. La riscoperta del grande passato viticolo di queste terre e l’identificazione di nuovi – ben 32! – Vitigni autoctoni sconosciuti finora, offrono una occasione importante per un grande rilancio del territorio, e conferiscono una profonda identità viticola all’area della Val d’Agri, finora sconosciuta.

Il Pinot e la sua lunga progenie è partito da queste aree prima di raggiungere l’Europa, e non a caso l’Aglianico, originario della Val d’Agri dove era allevato dalla gens romana degli Alli,  ha seguito le sue orme: non si era mai parlato di Aglianico Bianco o di Aglianico dolce precoce finora, ma questa grande bio-diversità, che lo mette alla pari del cugino, dimostra quale grande patrimonio genetico sia diffuso nelle piccole vigne dei vignaioli lucani.

Gli scavi effettuati dall’ENI lungo il corso superiore dell’Agri negli ultimi anni hanno oprtato alla luce evidenze archeologiche di straordinario interesse culturale, conferendo a quest’area interna della Basilicata, da sempre considerata marginale, un valore socio economico ed antropologico insospettato. In realtà l’Alta Val d’Agri, epicentro del Terzo Centro di Domesticazione della vite fin dal primo millennio A.C., è la via portante dei traffici condotti da Enotri, Lucani, Greci e quindi Romani, attraversando un’area di grande interesse economico per questi popoli che vi si erano insediati stabilmente e diffusamente fin dagli albori della civiltà.

Questo il servizio messo in onda della Rai:

Tra gli oltre 40 siti archeologici indagati, tutti dislocati lungo la riva sinistra del fiume,  riferiti a sepolture, fattorie lucane ed enotrie, e villae romane, è di particolare interesse il tracciato della via Herculia, che congiungeva Venusia (Venosa a Grumentum, con la Villa rustica della nobile famiglia dei Praesentes, la cui figlia, Crispina, nota come “l’imperatrice lucana”, era andata sposa all’imperatore Commodo.Sono stati rinvenuti lo spazio residenziale e le aree di lavorazione dei prodotti della fattoria, da inviare poi a Roma. Inoltre, dal punto di vista viticolo, è anche notevole il rinvenimento dei ruderi (con mosaici e fregi) della villa rustica del Maiorano di Viggiano, appartenuta ad un certo Potito, e dove è stato rinvenuto anche uno stabadium, sorta di triclinio semicircolare, dove i romani erano usi dedicarsi agli ozi ed ai simposi. Gli scavi effettuati nelle ville mostrano chiare tracce di tutte le attrezzature impiegate nella coltivazione dell’olivo e della vite, i cui prodotti erano poi inviati nella capitale. Lungo tutto il fiume, di paese in paese, si possono seguire, tramite i cippi di confine, le tante proprietà delle gens  romane, ed una di queste, la gens Allia, aveva fattorie disseminate lungo tutta la Valle superiore dell’Agri, e le cui tracce sono evidenti anche nel toponimo del Paese di Aliano (appartenenza alla gens Allia), nel nome di un fiume Alli e perfino nel nome di un’uva famosa, identificata come “l’uva coltivata dalla “gens Allia” e quindi Allianica. La storia che ci racconta l’Archeologo del CNR dott. Stefano Del Lungo nella sezione da lui redatta è interessante ed affascinante e queste brevi notizie non rendono merito al lungo lavoro da lui svolto in collaborazione don il dott Angelo Caputo del CRA e ben spiegato nella pubblicazione che ne racchiude i risultati. Secondo questo lavoro la direzione dell’espansione dei singoli vitigni è provato dalle Aglianico biancoaree di domesticazione e di conseguenza l’espansione va dalla Terza area (l’Enotria) verso la Quarta (Europa Centro-occidentale) e quindi lo studio fornisce le basi per ridisegnare tutta la mappa dei vitigni europei. Il Pinot sarebbe stato portato alla foce del Rodano dai Focei di Velia, ed anche il Syrah,  che ha origine da un incrocio tra Mondeuse Blanche e Dureza (quest’ultima imparentata per via di un nonno comune all’Aglianico) sarebbe originaria del territorio della Siritide.

Santa SofiaQuale fosse in realtà quell’uva coltivata 2000 anni fa non ci è dato di sapere con certezza, ma sopravvive ancor oggi il suo nome nell’ uva Aglianico, onore e vanto della viticoltura Lucana. Proprio la sua antichità ha permesso la grande biodiversità della specie, che, con la ricerca del progetto Basivin, ha individuato altre due mutazioni, avvenute nei secoli, del clone che oggi costituisce la maggior parte dei vigneti moderni di Aglianico.

Il prossimo passo sarà importante: l’impianto e la propagazione dei vitigni e dei cloni trovati affinchè le aziende interessate possano poi passare alla produzione regolare e costante di vini altamente caratterizzanti il territorio.

Tag: , , , , , , , ,


Set 16 2015

Pubblicazione delle ricerche sugli antichi vitigni Lucani

Category: Newsjaco @ 20:18
Cartoline di invito Progetto Basivin

Cartoline di invito Progetto Basivin

Cartoline-invito-Basivin_retroSiamo alfine giunti alla pubblicazione dei risultati che la ricerca BASIVIN-SUD ha sviluppato negli ultimi otto anni circa l’identificazione ed il riconoscimento di antichi vitigni presenti diffusamente nei vecchi vigneti della Lucania.

Nel corso del Convegno che si terrà a Viggiano  il prossimo 25 Settembre, gli Enti committenti del progetto, ALSIA, Il Consorzio della DOC Terre dell’Alta Val d’Agri, la  Regione Basilicata ed il Comune di Viggiano, presenteranno la pubblicazione che racchiude tutte le conclusioni alle quali sono giunte le ricerche condotte dagli agronomi del CRA, guidati dal Dott Angelo Caputo, e dagli archeologi del CNR, diretti dal Dott Stefano Dellungo.

Fra i 480 vitigni indagati, molte le sorprese, al di la delle esatte identificazioni di cloni diffusi e conosciuti ma erroneamente  identificati; ben 42 vitigni sono risultati sconosciuti e mai classificati nei data-base del CRA;  ma le maggiori attese provengono da due mutazioni dell’Aglianico, la varietà bianca e quella storica, descritta dal Frojo nel 1870, a maturazione precoce.

Inoltre, dai saggi effettuati con microvinificazioni condotte dagli enologi del CRA, sono risultati di estremo interesse i vitigni bianchi Jusana o Giosana e Santa Sofia, oltre al detto Aglianico Bianco, e fra i rossi, il Mangiaguerra, il Castiglione o Arvino, il Guarnaccino, il detto Aglianico precoce, molto interessante, questo, per l’area della Val d’Agri, situata a 700 mt slm, e quindi con maturazioni problematiche per l’Aglianico normalmente impiantato.

Gli interessati potranno intervenire alla presentazione del volume riassuntivo, che avverrà durante il Convegno.

Progetto basivin sud Viggiano

Progetto basivin sud Viggiano

Tag: , , , , , ,


Lug 22 2015

Le Radici del Gusto Lucano a Viggiano

Category: Newsjaco @ 13:16
Le radici del gusto nell'Appennino Lucano, biodiversità cultura e tradizioni

Le radici del gusto nell’Appennino Lucano, biodiversità cultura e tradizioni

Siamo lieti di invitarvi a partecipare all’evento Le Radici del Gusto:

Locandina Valorizzazione del prodotto tipico – Vino dell’Alta Val d’Agri e Prosciutto di Marsicovetere

Le Radici del gusto dell’Appennino Lucano. Biodiversità, cultura e tradizioni. Valorizzazione del prodotto tipico – Vino dell’Alta Val d’Agri e Prosciutto di Marsicovetere”,

La serata è organizzata dall’Ente Parco Nazionale Appennino Val d’Agri Lagonegrese in collaborazione con il Comune di Viggiano, e si terrà a Viggiano, in data 26 luglio 2015 alle ore 17.30 nello splendido complesso della Villa del Marchese Sanfelice appena restaurata.

In allegato potete leggere la locandina con il programma della serata di cui all’oggetto, inserita nelle iniziative che prevedono un ciclo di eventi  dedicati al tema: “Le Radici del gusto dell’Appennino Lucano. Biodivesità, cultura e tradizioni.”

La serata viggianese sarà dedicata al prosciutto di Marsicovetere in abbinamento con il vino DOC Terre dell’Alta Val d’Agri e la degustazione dei prodotti tipici avverrà con il sottofondo delle note di arpa degli allievi della Scuola di Arpa Viggianese.

 

Tag: , , , , ,


Lug 21 2015

Pubblicazione della ricerca sui Vitigni Autoctoni Lucani

Category: Newsjaco @ 12:10
Vigneto ai piedi di Viggiano

Vigneto ai piedi di Viggiano

E’ giunta al termine la ricerca commissionata dal Comune di Viggiano, dall’ALSIA e dal Consorzio DOC Terre dell’Alta Val d’Agri al CRA di Turi (BA) ed al CNR di Tito Scalo (PZ). Con un Convegno che si terrà a Viggiano il 25 di Settembre prossimo,finalmente i risultati di otto anni di lavori saranno resi noti per mezzo della pubblicazione di un volume che descrive i vari e complessi aspetti del lavoro svolto.

La relazione sui risultati raggiunti sarà esposta dai principali artefici del notevole lavoro di ricerca effettuato: per la ricerca genetica ed identificazione dei vitigni, il dott Angelo Raffaele Caputo del CRA ; per quanto riguarda invece le ricerche storiche ed i riferimenti culturali, sarà il dott Stefano  Dellungo, archeologo del CNR, il quale, con il supporto del collega agronomo Canio Sabia, ha intessuto la complessa trama della viticoltura Lucana, con particolare riferimento alla storia dell’Agianico.
Le indagini condotte sui vitigni indagati, circa 480, per l’identificazione degli stessi e sulla storia che la vitivinicoltura lucana custodisce da sempre, hanno rivelato un patrimonio di biodiversità straordinario, aspetti culturali inconsueti e vitigni dimenticati che vanno assolutamente salvaguardati e propongono questi ritrovamenti come un eccezionale volano per un rilancio della vitivinicoltura della Val d’Agri.
Particolarmente interessanti sembrano essere l’Aglianico precoce o scerpola, l’Uva antica e il Castiglione tra i rossi mentre promettono interessanti qualità la Giosana, l’Aglianico bianco e la Santa Sofia, tra i bianchi.
A questo punto però, ancora un notevole lavoro attende i viticoltori lucani che dovranno prima propagare le poche viti collezionate e quindi trovare il corretto metodo di allevamento e di vinificazione per valorizzare vitigni le cui caratteristiche sono state finora ignorate.

Tag: , , ,


Feb 19 2013

Le sorprese degli antichi vitigni Lucani

Category: Newsjaco @ 19:24
Oynotron lucano

Vigneto lucano allevato secondo l’antico sistema “Oynotron” (su Palo di vite)

La Basilicata si conferma epicentro del traffico  che ha animato tutto il bacino del Mediterraneo proponendosi come crocevia dei flussi migratori che proprio in questa regione si intersecavano. Le genti provenienti dai Balcani, attraverso la Paucetia (odierna Puglia)  trovavano in Lucania le correnti migratorie dei greci che risalivano da Taranto verso Paestum ed il bacino occidentale campano,  incontrando anche la cultura Etrusca, che si è spinta fino ai confini settentrionali della Magna Grecia. Questi traffici sono resi ancora più evidenti dalle recenti ricerche effettuate dal CRA-UTV (Centro di Ricerche in Agricoltura ed ex Istituto Superiore di Viticultura di Coneglianoche risale ai movimenti dei vari popoli della Magna Grecia, seguendo le tracce dei vitigni che essi stessi portavano nelle loro migrazioni.

La ricerca ha reperito circa 361 accessioni,  recuperate in antichi vigneti della Val d’Agri, del distretto Pollino e del Vulture. La Val d’Agri in particolare, quale via fluviale di raccordo tra i greci di Taranto e quelli di Paestum ed in contatto con i Messapi della Puglia,  è maggiormente interessata alle correnti di traffico che risultano evidenti nei vitigni reperiti in loco, identificati ormai con sicurezza dagli esami effettuati con il DNA. I vitigni ritrovati, infatti hanno evidenziato che tutti i popoli del sud-Italia erano in contatto tra di loro nelle varie zone geografiche, e che gli scambi culturali hanno diffuso e propagato cultura, mezzi e risorse senza distinzione di etnia o luoghi.

Il materiale genetico estratto è stato sottoposto ad analisi SSR (Simple Sequence Repeats) utilizzando 13 marcatori microsatelliti, sei dei quali inseriti nel Progetto GENRES 081 (European Vitis Database) al fine di identificare il profilo molecolare delle varietà in esame. I loci utilizzati sono stati: VVS2, VVMD5, VVMD7, VVMD27, VrZAG62, VrZAG79, ISV2, ISV3, ISV4, VMCNG4b9, VVMD28, VVMD25 e VVMD32.

Vite centenaria di Vujanese a Viggiano

Vite centenaria di Vujanese a Viggiano

Gli accertamenti sanitari sono stati effettuati su legno mediante la tecnica immunoenzimatica ELISA  (Enzyme-Linked Immunoadsorbent Assay) al fine di individuare eventuali virosi. E’ rilevante osservare  che sulle 361 accessioni recuperate ben il 23% è risultato sano, mentre la virosi maggiormente diffusa è GLRaV3 per il 72%, seguita dal GVA con il 66% e dal GFkV con il 62%

Delle circa 360 accessioni recuperate, 37 appartengono a varietà note e iscritte al registro Nazionale delle Varietà di Vite (RNVV art. 10 – DM 2 feb. 2005):  tra esse Aglianico, Aglianicone, Aleatico, Barbera, Canaiolo, Carignano, Ciliegiolo, Fiano, Falanghina, Garganega, Vari Greco, Lambrusco, Malvasie, Negro Amaro, Nerello Mascalese, Primitivo, Sangiovese, Uva di Troia, Vernaccia tutte genericamente diffuse.  Le varietà identificate come Baresana, Prunesta e Regina dei Vigneti appartengono alla varietà Uva da Tavola. Due profili molecolari  appartengono a varietà di uve da vino iscritte in cataloghi stranieri e cioè la spagnola Mencia  e la croata Plavina.

Ma i risultati maggiormente interessanti vengono dal profilo genetico di 17 vitigni non riconosciuti ufficialmente, e ben 11 nuovi profili completamente sconosciuti. Ecco alcuni esempi: Il vitigno conosciuto in Basilicata come Malva è risultato essere la ben nota Plavina – vitigno balcanico tuttora coltivato in quei paesi; il vitigno chiamato Malvasia Nera  è risultato corrispondere al Tempranillo – principale vitigno dei vigneti spagnoli; ll vitigno chiamato Greco in alcune accessioni è risultato essere il noto Greco di Tufo (Greco B.), di provenienza Campana, mentre in altre il Greco  è risultato essere la malvasia di Lipari, o Malvasia di Sardegna, o Greco di Bianco, provenienti dalle coste meridionali greche ed approdato in molte isole e località costiere del Mediterraneo, fino nelle Canarie. Un altro vitigno diffuso in Val d’Agri con il nome di Vujanese è stato identificato con  Castiglione, o Magliocco Dolce, presente anche in Calabria. Molto interessante è anche un vitigno locale noto come Jusana, o Giosana, nelle varianti aromatica e non, che dà vini di spiccata personalità. Un tipico vitigno pugliese, il Bianco d’Alessano, risulta presente sia sul Pollino che in Calabria con il nome Juvarello ed un vitigno locale, denominato nel Vulture Colatammurro,  è risultato corrispondere al Nero di Troia, ampiamente distribuito nei vigneti della Val d’Agri, dove peraltro coesiste con numerosi cloni di Primitivo. Molte accessioni recuperate come Aglianico, Greco B., Fiano, Falanghina e Garganega sono risultati essere realmente le varietà dichiarate, mentre il diffuso Aglianico di Cassano, conosciuto anche con il nome di Guarnaccino, è riconducibile all’altrettanto diffuso Arvino o Castiglione o Magliocco Dolce o Marsigliana e riconducibile anche al sunnominato

Vite centenaria di Sangiovese in Viggiano

Vite centenaria di Sangiovese in Viggiano

Vujanese. Ma uno dei risultati più sorprendenti è l’identificazione dei “genitori”, se così si può dire, di uno dei più diffusi vitigni italiani, il Sangiovese,  i cui geni sono ascrivibili agli indigeni  Negro Dolce e  Ciliegiolo.

Resta ancora da approfondire la ricerca che finora ha identificato solo vitigni il cui DNA è incluso nei circa 1000 profili genetici in possesso della Banca Dati del CRA,  mentre è senz’altro più interessante recuperare, impiantare e vinificare le uve ottenute dalle  37 accessioni, non corrispondenti ad alcun profilo finora schedato.

Tutto il lavoro di raccolta e identificazione  degli antichi vitigni autoctoni procede ancora, sia studiando altri vitigni segnalati nelle varie aree, sia procedendo con micro-vinificazioni per conoscere le qualità organolettiche dei vitigni recuperati. Il notevole numero di profili molecolari accertati finora (84) consentono di affermare che la base ampelografia Lucana è ampia e variegata, quindi meritevole di ulteriori esami ed approfondimenti.

Le diverse varietà collezionate, dopo aver escluso quelle più compromesse dal punto di vista virologico,  sono in collezione presso l’azienda sperimentale “Lamarossa” di Rutigliano (Bari) di proprietà del CRA ma è in corso l’allestimento  anche di un campo/collezione presso l’Azienda “Bosco Galdo” di Villa d’Agri di proprietà dell’ALSIA (Regione Basilicata).  In questo campo sono state messe a dimora le varietà per consentire un esame in situ  delle qualità e delle caratteristiche del germoplasma viticolo finora recuperato.

Bisogna dire che questo progetto, denominato “Attività di Domostrazione e Realizzazione di Vigneto-Catalogo dei biotipi di vite selezionati nell’area DOC Terre dell’Alta Val d’Agri”  è sostenuto dal Comune di Viggiano che finanzia l’ALSIA per le spese di realizzazione del vigneto e della sua manutenzione, in collaborazione con il CRA ed ha anche fornito il primo materiale di moltiplicazione vegetativa per l’impianto, che sarà sicuramente ampliato nei prossimi anni.

Questo Campo/Catalogo consentirà di  conservare i vitigni nel loro areale di origine e salvaguardare  così la grande ricchezza di  vitigni”minori” in gran parte sconosciuti e dalle potenzialità non ancora espresse, tutelando in tal modo la grande variabilità intravarietale del patrimonio viticolo lucano.

Tag: , , , , , ,


Ott 31 2012

Vitigni autoctoni – ultimo aggiornamento

Category: Newsjaco @ 19:24
OYNOTRON ovvero Palo di vigna

OYNOTRON ovvero Palo di vigna

Procede il progetto Basivin Sud, condotto dal CRA e  cofinanziato dalla Regione Basilicata, dall’ALSIA e dal Comune di Viggiano.

Il convegno avrà luogo il giorno 6 Nov 2012 – ore 9,30 – presso la sede del Consorzio di Tutela e Valorizzazione della DOC  Terre Alta Val d’Agri presso la Sede ALSIA “Bosco Galdo”  via Grumentina di Villa d’Agri – info 0835 244608 –

Il progetto investe la ricerca e la catalogazione di oltre 150 accezioni di vitigni recuperati in vecchi vigneti della Basilicata, segnatamente nell’area Val d’Agri, Vulture e Pollino.  I risultati raggiunti finora della ricerca CRA saranno illustrati dagli eminenti ricercatori Prof Antonacci, Dott. Caputo e dott Bergamini che ci riferiranno circa le indagini sul DNA dei ceppi selezionati e sullo stato del vigneto catalogo creato a Turi.

Filari centenari (1909) di Magliocco dolce a Viggiano

Filari centenari (1909) di Magliocco dolce a Viggiano

I risultati ottenuti finora ( il progetto è iniziato nel 2008) permettono già di individuare la Basilicata come un’area  di transito tra le regioni meridionali calabra, campana e pugliese, conservando per questo noti vitigni autoctoni diffusi anche nelle altre regioni. Parliamo di vitigni quali il Primitivo, il Fiano, il Magliocco Dolce, la Malvasia toscana ed altri non ancora ben identificati, se non addirittura sconosciuti.

Su questi ultimi vitigni, ancora presenti e produttivi in un nostro antico vigneto di famiglia, fondiamo le speranze di poter creare vini ancora più autentici e personali del nostro craft wine.

MANIFESTO BASIVIN

Tag: , , , , ,


Ott 13 2010

Primi risultati dal Vivaio Sperimentale

Category: Newsjaco @ 11:48

A distanza di tre anni dai primi progetti di sperimentazione, sui portainnesti prima e sui cloni autoctoni poi, si intravedono le prime informazioni atte a fornire un quadro più completo della viticoltura in Val d’Agri.

Il nostro progetto, (Jacoletti-DeBlasiis) partito sulla spinta della Ricerca commissionata al CRA dal Comune di Viggiano per l’identificazione di vitigni autoctoni reperiti in antichi vigneti della Valle dell’Agri, prevedeva innanzi tutto l’identificazione di un portainnesto che potesse dare qualità in impianti fitti,  insieme ad una buona maturazione fenolica, da noi sempre problematica, sia per l’altezza, (670 m.slm) sia per le cattive condizioni di tempo con il protrarsi delle vendemmie.

Questa prima fase, che  prevedeva la sperimentazione di più portinnesti, volta all’individuazione di una varietà che, nei nostri terreni ed alla nostra altitudine, ci potesse permettere il conseguimento dell’obiettivo prefisso di ottenere uve di qualità, eleganti e fini, ha raggiunto il  risultato, permettendoci di  scoprire che, tra i portainnesti in osservazione, il 157-11 assicura entrambi gli obiettivi, portnado le uve a una buona  maturazione fenolica anche dieci giorni prima degli altri.

Per il conseguimento dell’obiettivo ci siamo avvalsi della competenza e della disponibilità del Vivaista Raffaele Nigro,  Tel. 0972-715663 – che ringraziamo sentitamente.
Siamo inoltre molto grati per la preziosa consulenza che la Dott.sa Anna Schneider ci ha fornito in maniera estremamente disponibile

Nel prossimo anno, invece, raccoglieremo e vinificheremo in purezza il clone  di uva Vujanese che è stato da noi isolato,  selezionato da una nostra vigna centenaria. ed innestato in campo su selvatico. Si  spera di poter raccogliere una quantità di uve  tale da consentirci una prima vinificazione.

Qui di seguito alcune immagini del lavoro eseguito nel vigneto sperimentale.

Catalogazione-di-vite-centenaria-sconosciuta

Raffaele Nigro preleva le gemme di vujanese

Raffaele Nigro opera l’innesto della gemma

Si lega l'innesto

Innesto della gemma

Copertura dell'innesto

Copertura del punto di innesto

Tag: , , ,


Nov 15 2009

BASIVIN SUD: Ricerca di Vitigni Autoctoni e vini di Basilicata

Category: Newsjaco @ 22:17

IL PROGETTO BASIVIN SUD

Ricerca di vitigni autoctoni in Basilicata

Ricerca di vitigni autoctoni in Basilicata

Dopo quattro anni di ricerche nei vecchi vigneti della Val d’Agri, finalmente siamo giunti alla fase operativa per la conoscenza e la propagazione di antichi vitigni autoctoni.

Sabato 14 Novembre, presso l’Hotel dell’Arpa di Viggiano ed al cospetto di un ricco buffet di prodotti tipici lucani, con i quali sono stati degustati i vini DOC Terre dell’Alta Val d’Agri di vari produttori, sono stati resi noti i primi risultati del vasto programma di ricerca voluto dal Comune di Viggiano, in collaborazione con il CRA UTV – Centro di Ricerche in Agricoltura – e con L’ALSIA., – l’Agenzia Lucana di Sviluppo in Agricoltura.

Il progetto è nato nel 2004 con il nome di BASIVIN SUD.

Obiettivo primario della ricerca è stato il tentativo di identificare i “lagarina vina” non procul Grumento nascentia, secondo Plinio, e decantati dalla guarnigione di Messala Potito, ivi dislocata.

Il Presidente del CRA, Sen. Romualdo Coviello, il Prof. Donato Antonacci, responsabile del progetto con il dott. Angelo Caputo, e la Dott.sa Marica Gasparro che ha eseguito i complessi esami di analisi e monitoraggio del materiale raccolto, hanno descritto al folto pubblico intervenuto i risultati derivati dall’accertamento dei test ELISA e del DNA di ben 346 vitigni semi sconosciuti raccolti in vecchi vigneti della Basilicata.
Vedi http://www.organicwine.it/it/il-vigneto-secolare.htm

Di tutte le varietà monitorate e collezionate, è stato possibile risalire a varietà note e registrate per circa il 70 % di essi. Questi vitigni sono coltivati in zona da molti anni ma sono conosciuti con nomi diversi e sono quasi tutti riconducibili a vitigni autoctoni di regioni limitrofe (Aglianico, Fiano Greco, Asprinio, Uva di Troia, Primitivo, Negro Amaro, Barbera, Montepulciano) oppure a vitigni internazionali (Cabernet S., Merlot) .

Per circa 35 vitigni, invece, le caratteristiche ampelografiche e descrittive non hanno permesso di risalire a varietà note e pertanto su queste si concentreranno gli sforzi futuri per scoprire nuove varietà autoctone che possano garantire caratteristiche uniche ed originali ai vini Lucani.

Tag: , , , , , ,