Ott 02 2018

Il grande patrimonio di biodiversità viticola lucana

Category: Newsjaco @ 14:06

L’Aglianico in Val d’Agri, a Viggiano

Aglianico Antico a Viggiano

Aglianico Antico a Viggiano

L’ambiente interessato al mondo-Aglianico attraversa un periodo di…”fermento”, anche in virtù del periodo di vendemmia!.. La moderna tecnologia e soprattutto le indagini genetiche con il DNA stanno spazzando via ogni nebulosa teoria circa le varietà, le loro origini, le tradizioni, ricche di falsi sinonimi ed omonimie, spesso confuse e ammantate da una cortina fumogena che ne avrebbe dovuto fornire un attestato di nobiltà, quasi sempre derivata dai magnanimi lombi della Grecia Classica. E perché sempre dalla Grecia?..semplice: perché al tempo dei Romani, i vini migliori erano i vini greci, in contrapposizione ai vini latini, semplici e commerciali. Vini Greci di omerica memoria: “offrì a Polifemo un vino greco dolcissimo,” che lo ubriacò . perche i vini greci, mai ellenici per i romani, erano vini potenti, ottenuti da viti basse allevate ad alberello, secondo la moda dei greci, e ai quali un appassimento delle uve conferiva dolcezza e forte alcolicità. Oggi li chiamiamo passiti.

Sulle teorie, più o meno verosimili, circa le origini dell’Aglianico si sono sbizzarriti vari autori, come il Carlucci, valente ampelografo lucano, il quale per troppa passione ha pensato di fornire al suo amato aglianico una nobile genealogia greca, facendolo derivare da un improbabile vitigno ellenico, con una cantonata madornale. Per varie ragioni. Oggi sappiamo che la parola Ellenismo, secondo il vocabolario Zingarelli, è venuta in uso nel 1640 in seguito alla moda di visitare l’Italia per conoscere le rovine della Magna Grecia sulle tracce del Gran Tour. Per i Romani esistevano solo vini greci ed uve graecule, mai elleniche. Altro fortissimo argomento è quello che ci dice che a tutt’oggi non esiste in Grecia traccia di viti di Aglianico, varietà mai segnalata in questa regione. Inoltre il primo documento che cita la parola Aglianico è databile intorno al 1650, come citato nel competente ed esauriente articolo di  Riccardo Valli  che potete leggere qui.

http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=54

Le varie origini etimologiche della parola non sono poi assolutamente giustificate né nell’etimo e ancor meno nella documentazione, poiché l’unica verità è che in ogni sostantivo, anche romano, la desinenza  – iano –icus  descrive appartenenza, come ancora oggi è usata, quando per dire di Pompei diciamo pompeiano o per dire salsiccia lucana i romani la dicevano lucanica.

Aglianico Viggiano

Aglianico Viggiano

L’uva che oggi si utilizza per i vini moderni a base di Aglianico è certamente uva di grande pregio, una varietà molto antica, attestata da un notevole patrimonio genetico di biodiversità, come si capisce dal notevole numero di biotipi ritrovati. Uva che attraverso i probabili incroci subiti con varietà autoctone, conserva una sua rusticità  che ritroviamo poi nei vini che ne derivano.

Fornisce vini complessi, di forte carattere e personalità, ricchi di antociani, che richiedono competenza e preparazione a chi si accinge ad assaggiarli. Non sono semplici da bere, in principio, così ricchi di estratto, ruvidi e spigolosi, con tannini aggressivi. Va quindi commercializzato dopo almeno 3-4 anni di invecchiamento, quando il tempo e le cure del cantiniere avranno ammorbidito e arrotondato quei tannini che lo renderanno un grande vino, austero e complesso, atto ad un lungo invecchiamento. Ce ne dà testimonianza uno dei massimi tecnici italiani, Arturo Marescalchi, quando dice ”chiedendo scusa ai miei Nebbiolo e Barbera, devo ammettere che l’Aglianico è il loro fratello maggiore”. Ma è un vitigno nostro, territoriale, per il quale, finalmente, il termine autoctono può essere usato nel senso più compiuto del termine. Quindi vitigno che non proviene da altri paesi ma che molto probabilmente trae origine in queste terre lucane, quel territorio racchiuso tra Paestum, Metaponto e Laos/Pollino, identificato come Terzo centro di domesticazione delle vite e del quale la Val d’Agri è il cuore verde.

E, a quanto sembra, avendo in comune un avo con Dureza e Teroldego, (vedi qui)  ha dato origine. Vedi qui   http://www.aivv.it/Archivio/Atti/R030_1005_1022_Grando.pdf

a  tante altre uve blasonate, come il sirah, il marzemino, il legrein, refosco ecc, uve che si sono affermate in territori ben lontani dalla nostra Lucania. D’altronde il Sirah ha questo nome perchè trae origine da un vitigno allevato nella Siritide, anch’essa area lucana.

Il profondo lavoro di ricerca ultimato da DeLorenzis ed altri

https://air.unimi.it/retrieve/handle/2434/206581/239964/De%20Lorenzis%20et%20al.%2c%202012.pdf

ce ne fornisce tutte le possibili parentele e derivazioni. Questo per buona pace dei tanti accademici “basilicatesi” che rivendicano diritti di primogenitura e spendono migliaia di euro di soldi pubblici per attestare una genealogia già ben conclamata. Ma tant’è…lo spreco del danaro pubblico senza una programmazione ed un obiettivo definito non è solo un fatto regionale ma nazionale.

Il Volume del Progetto Basivin Sud

Il Volume del Progetto Basivin Sud

Le ricerche circa l’identificazione dei vitigni autoctoni lucani va avanti da circa 10 anni, ed i risultati hanno portato ad impiantare, in loco,  nell’azienda ALSIA di Villa d’Agri. un campo catalogo che ormai è giunto alla fase produttiva: Vedi la ricerca Basivin Sud

L’Aglianico originario della Val d’Agri

portata a termine dai tecnici del CRA e del CNR. e l’articolo di Jeremy Parzen del 2008      https://dobianchi.com/2008/01/29/aglianico-ellenico/

Le Istituzioni Lucane hanno finalmente scoperto la potenzialità dell’Aglianico con vari decenni di ritardo, spingendone finalmente la promozione, ma perdendo ancora una volta l’occasione per comprendere la  grande potenzialità offerta dallo straordinario patrimonio di biodiversità viticola costituito dalla biodiversità delle viti lucane.  E quindi è necessario passare alla vinificazione per indagare le potenzialità enologiche dei vitigni impiantati, pur continuando la ricerca  nei vecchi vigneti di cui è ricca la Basilicata.

Non sappiamo se l’uva Aglianico che conosciamo oggi nei due principali biotipi Taurasi e Vulture sia proprio l’uva sperimentata e riprodotta in Val d’Agri nel II sec DC dalla famiglia romana degli Alli. Il dott Del Lungo fa risalire le origini del nome a questa antica famiglia di imprenditori romani costruttori di ermici e vasi vinari, e che avevano estese proprietà in Italia meridionale. Lo attestano varie iscrizioni lapidee, la toponomastica della regione con il fiume Alli ed il Pagus Alliano ed il ritrovamento di numerose “villae rusticae” dove si producevano derrate da spedire a Roma e l’uva Allianica, in quanto “uva degli Alli”.

Ci conforta invece sapere che con questo studio ci siamo avvicinati nel modo più concreto possibile all’origine vera del nome Aglianico.

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Feb 21 2018

Basilicata, lucani e lucanico

Category: Newsjaco @ 13:59
Etimologia Lucanica

Etimologia Lucanica

L‘Accademia della Crusca si è soffermata di recente sulla non corrispondenza, unica nelle regioni italiane, tra il nome della regione Basilicata e quello dei suoi abitanti, notoriamente chiamati Lucani.
Ne sono risultate opzioni improponibili, come quella di chiamarli Basilicatesi, oppure Bas

ilischi, non appropriato in quanto nome di un lucertolone che la brava Lina Wertmuller usò in un suo film per descrivere i giovani lucani sfaccendati, sdraiati immobili a prendere il sole.
Il territorio racchiuso nel triangolo Metaponto-Paestum-Pollino è stato prima Enotria e poi Lucania da oltre sette secoli prima di Cristo, e mi pare ovvio che i suoi abitanti siano Lucani, come Campania-campani, Puglia-pugliesi, Toscana-toscani ecc.
Alterne vicende nei secoli hanno portato a mutare il nome in Basilicata quando il Basileus bizantino amministrava la regione, oppure ad assegnare alla Campania  l’odierno Cilento che ne conserva ancora i toponimi (Vallo della Lucania) e le tradizioni. Per quanto mi riguarda, io sono da tempo legato al nome Lucanico, perchè mi pare il più adatto a descrivere un prodotto, salsiccia o vino che sia, originaria del mio territorio.

Lucanico e Lucanica

Lucanico e Lucanica con soppressata

Lo spunto per questo racconto mi viene dal fatto che un bravo macellaio, che vende il mio Lucanico insieme alla salsiccia tradizionale lucana, da lui etichettata correttamente “lucanica”, è stato ripreso da alcuni clienti, che gli facevano osservare che la corretta grafia era “luganega”. E siamo in un paesino Lucano!
Pare incredibile che ancora oggi una forma riverenziale verso il nord ci condizioni al punto di farci dimenticare le nostre più autentiche origini.
La lucanica, o salsiccia tradizionale lucana, condita con poco sale, polvere di peperone (crusk, dolce o piccante) è un prodotto che vanta molti tentativi di imitazione e numerose varianti, quando si è diffusa in altri territori, ma della cui origine non è possibile dubitare. La Lucanica vanta anche uno dei certificati DOP più antichi che si possano immaginare. Ce lo fornisce Marco Terenzio Varrone, autore latino del II sec a.c., che nel suo “De Lingua latina” afferma senza ombra di dubbio che la lucanica è così chiamata perchè i soldati l’hanno conosciuta dai lucani.
Lucanicam dicunt quod milites a lucanis didicerint.
Inoltre a Roma le schiave lucane erano molto apprezzate per come sapessero “conservare la carne nello stesso intestino dell’animale”.

Lucanico - The craft wine

Lucanico – The craft wine

La variazione della c in g in luganega è tipica delle inflessioni nordiche..figa, cagare ecc
Io ho sempre usato il nome Lucanico per il mio vino, prodotto in Lucania con uve antiche “lucaniche”.

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Ott 10 2017

Antico clone di Fiano

Category: Newsjaco @ 18:37
grappoli-di-fiano

Grappoli di Fiano in commercio

L’indagine Basivin-sud, condotta dal 2006 dal CREA di Turi, sugli antichi vitigni dell’area una volta chiamata Enotria, oltre a scoprire ben 41 nuovi vitigni non catalogati, ha contribuito anche ad identificare con precisione cloni di varietà già presenti nel Registro Nazionale dei vitigni – RNVV.  E’ il caso della Malvasia di Basilicata, del Magliocco dolce, del Castiglione, quest’ultimo reperito in un antico vigneto appartenente alla nostra famiglia, impiantato nel 1909 e tutt’ora in produzione. Nello stesso vigneto è stato identificato anche un clone di Fiano, risalente allo stesso anno. Questa varietà era già stata individuata e, tramite  selezione massale, reinpiantata in un nuovo vigneto, nel 1975, con innesti operati per la gentile disponibilità del Preside Cassano della gloriosa Scuola di Agraria di Avellino ad indirizzo enologico. In quegli anni nessun vivaista aveva il fiano in catalogo.

Clone del vigneto del 1909

Clone del vigneto del 1909

Ora, nel 2015, questi antichi cloni sono stati di nuovo oggetto di selezione massale ed usati per ampliare il vigneto esistente. È interessante notare come le caratteristiche ampelografiche dei vecchi cloni siano nettamente diversi dai cloni oggi in commercio. Alcuni fattori, indicatori di qualità, sono maggiormente presenti nei vecchi cloni. Dalle foto si vede come questi posseggano caratteri identificativi oggi quasi scomparsi dai cloni in commercio.

FianoMi riferisco al grappolo spargolo, alla forma ovale del chicco, alla presenza di grappoli doppi,  caratteri  questi quasi scomparsi nei cloni di Fiano oggi in commercio.
In altre foto, tratte da cataloghi di vivai moderni, sono mostrati grappoli con evidenti i segni di una selezione  volta all’ottenimento di individui vigorosi e molto produttivi.

È evidente come finora la moderna vivaistica abbia trascurato i caratteri enologici

Fiano 2017

Fiano 2017

dei singoli cloni, preoccupandosi esclusivamente di selezionare piante che offrano un favorevole impatto estetico, privilegiando qualità per esso più interessanti quali vigore, facilità e affinità di innesto.

Sarebbe auspicabile che nei nuovi impianti si tornasse al vecchio metodo dell’innesto in campo a gemma su selvatico radicato, sistema questo che  garantisce un armonico rapporto tra i due individui con la certezza del clone impiantato e una vita più regolare  della pianta, che in questo modo, rispettando il suo equilibrio vegetativo, sarebbe anche più longeva.

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Feb 06 2017

Un po’ di chiarezza circa le origini del Sirah

Category: Newsjaco @ 14:47
Il Volume del Progetto Basivin Sud

Il Volume del Progetto Basivin Sud

Il Sirah o Syrah o Shiraz, è uno dei vitigni che dà origine a vini molto ricercati, partendo dall’Hermitage, sua zona di elezione, e diffondendosi in Europa  fino al Nuovo Mondo. Il suo nome ha immediatamente richiamato alla mente mitiche origini orientali, come se la sua origine potesse certificare una capacità di  fornire vini di eccelsa qualità.

Una recente ricerca partita in Basilicata ed esattamente da Viggiano, in Val d’Agri, denominata Basivin-Sud ha prospettato nuovi orizzonti circa le origini dei vitigni tipicamente meridionali, come l’Aglianico, il Greco, il Guarnaccino, il Fiano, ed altri al momento completamente sconosciuti.

La ricostruzione delle parentele genetiche tra vitigni, introdotta con la decifrazione del genoma della vite,  ha designato ilPinot come ilpiù antico progenitore di tanti vitigni diffusi in Europa e non solo. Con una certa fortuna è stato possibile accertare non solo le parentele del Sirah, ma anche i suoi diretti genitori, la Dureza e la Mondeuse  blanche, con tutti i legami che queste varietà hanno con i vitigni centroeuropei, con l’Aglianico e con il Pinot. Tra i vari legami parentali sorprende la scoperta di  un nonno in comune che hanno aglianico, precedente di due generazioni e dureza, scoperta, questa, che pone il vitigno lucano tra gli avi del Syrah.

Questi incroci e trasformazioni sono avvenuti con tutta probabilità in Enotria, dove si ipotizza che il Pinot fosse già in uso dalla prima età arcaica, dove la colonizzazione greca trovò i vigneti coltivati ad oynotron, il palo di vite, e abbia raggiunto il Rodano successivamente, per merito dei Focei che, dalla patria italica, Elea, oggi Velia nel Cilento, nella metà del VI secolo a.C., fondano  Massilia (Marsiglia) trasportando vino, uve e tralci di vite alla foce del Rodano. Lungo questa tratta i vitigni selezionati in Enotria raggiungono la Francia e si diffondono nelle loro terre d’elezione: Dureza e Syrah nell’alta valle del Rodano, il Pinot nero più a nord, in Borgogna. Tra fine VI e inizio V secolo a.C. in Enotria, la prima selezione di Pinot, Dureza, Mondeuse e Syrah potrebbe aver costituito un insieme di varietà riconoscibili come Siriche,

Vite centenaria Vite centenaria di Sirica, oggi denominata Sirah o anche Shiraz o Syrah

Vite centenaria di Sirica, oggi denominata Sirah o anche Shiraz o Syrah

provenienti cioè dalla Siritide. il territorio di Siris-Heraclea – dove il suffisso -ikos indica l’appartenenza di un elemento a un gruppo omogeneo. L’assonanza con “siriaco” (dalla Siria) spiega la confusione nelle fonti latine e successive, alla ricerca di (false) corrispondenze tra Syrah e la città persiana di Shiraz e perfino con l’antica Siracusa. Ancora oggi nel sud Italia antiche viti di Sirah vengono chiamate con l’antico nome di Sirica.

Siriche, Aminae, Lucanum. Dove nasce l’Aglianico

Il particolare pregio di queste varietà si incrementa agli inizi del V secolo a.C. con la dispersione dei Sibariti, che si stanziano nell’entroterra dopo la distruzione della loro colonia. Con loro, nelle valle fluviale dell’Akiris (oggi Agri) interne all’Appennino lucano, nasce la tradizione delle Amineae: termine che designa un gruppo di vitigni eccezionali per resa produttiva e durata del vino, tanto da diventare in età imperiale una sorta di marchio di garanzia, riportato “in etichetta” sulle anfore vinarie. Nello stesso territorio il Lucanum (vinum) indica altre varietà viticole locali non ancora diffuse, selezionate da famiglie di imprenditori agricoli come le gentes Apicia, Pompeia e Caedicia. Fra queste troviamo l’Aglianico, geneticamente preesistente, ma “scoperto” e diffuso dalla gens Allia nel I secolo a.C., trasferitasi dopo l’eruzione del Vesuvio in Irpinia e nell’Alta Val d’Agri (come testimoniano le epigrafi, in unione a diversi toponimi, dal fiume Alli all’abitato di Aliano). Sebbene la conformazione fisica della valle ostacoli i collegamenti con l’esterno, quest’area si identifica nella prima età imperiale come uno dei fulcri produttivi d’eccellenza della Lucania. Nel I secolo a.C. il potente Marcus Valerius Messalla Potitus vi fonda un’azienda agricola sperimentale con vitigni provenienti dall’antica fortezza ionica di Lagaria per produrre il Lagarinum, vino di riconosciute proprietà terapeutiche secondo la medicina del tempo.

La ricerca ovviamente continua, con la speranza di poter individuare, attraverso l’indagine genetica, più precisi legami parentelari dei tanti vitigni che costituiscono un invidiabile patrimonio di diversità genetica del territorio lucano.

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Mar 14 2016

Corso ONAV Val d’Agri

Category: Newsjaco @ 17:53
La Sala delle lezioni

La Sala delle lezioni

Prosegue brillantemente il Corso ONAV per Assaggiatori di vino iniziato a Viggiano con l’adesione di di oltre 40 enoappassionati.  L’adesione degli allievi è andata oltre ogni più rosea previsione con il fattore non secondario di una notevole presenza di giovani. I corsi si tengono in una sala dell’Hotel dell’Arpa, la cui professionale organizzazione ha notevolmente agevolato il lavoro di logistica e coordinamento svolto dalla dinamica Delegata regionale Antonietta Facciuto. In futuro sarebbe intenzione dell’ONAV di organizzare degustazioni ed eventi in questa struttura, il cui proprietario ha dichiarato, come sempre si deve dire, la propria disponibilità ad accogliere in futuro la sede definitiva della Sezione ONAV Potenza.

Degustazioni ONAV Basilicata

Degustazioni ONAV Basilicata

Già dalle prime lezioni si è consolidato un affiatato gruppo di giovani appassionati animati da grande entusiasmo che seguono con attenzione curiosità le lezioni dei docenti e che si sono dimostrati ansiosi di apprendere e confrontarsi con la complessa materia dell’enologia. In questo campo la competenza si costruisce col tempo e la costanza, restando pronti al confronto. Ma soprattutto con umiltà e disponibilità ad accettare opinioni e pareri diversi dalle proprie convinzioni, sempre difficile da modificare.

Oggi il consumo di vino si è notevolmente contratto ma questo non significa che l’interesse per il nettare di Bacco sia diminuito; invece oggi si beve meno perché si beve meglio, in modo più consapevole ed il consumatore è diventato sempre più esigente nello scegliere vino di qualità.  Bere vino non è una necessità perché il vino non è nutrimento del corpo ma nutrimento dell’anima. Una diffusa conoscenza del corretto modo di avvicinarsi a questa bevanda sarà di grande impulso alla crescita culturale correlata al vino in Val d’Agri, dove di solito  si  è abituati a considerare l’aspetto alimentare del vino, trascurando il lato edonistico , culturale e piacevole che gli sono connaturati.

Dove c’è vino,  c’è cultura – Hubert  de Montille

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Feb 21 2016

Al via il II Corso ONAV Val d’Agri

Category: Newsjaco @ 12:42
I lezione del II corso ONAv Val d'Agri

I lezione del II corso ONAv Val d’Agri

Ha preso il via a  Viggiano, ieri 20 febbraio alle 18,00  il secondo corso ONAV per Assaggiatori di Vino organizzato dal Consorzio DOC Terre Alta Val d’Agri con il sostegno del Comune di Viggiano, da sempre impegnato nella valorizzazione dei prodotti tipici del terrtorio e nell’educazione dei cittadini al bere consapevole.

Molto soddisfacente, oltre ogni più ottiimistica previsione, l’adesione di appassionati,provenienti dai vari comuni della valle,  che frequenteranno il corso e che ha avuto la collaborazione dei soci del Consorzio, interessati alla valorizzazione delle qualità proprie dei prodotti viticoli della valle, e che si inquadra nella prosecuzione del lavoro intrapreso dagli Enti locali con il progetto Basivin-Sud.(leggi qui)

La prima lezione ha avuto luogo presso il salone dell’Hotel dell’Arpa, dove, dopo il saluto dell’Assessore Varalla,  la Delegata regionale, Antonietta Facciuto ha spiegato gli obiettivi e le funzioni dell’ONAV, ed ha intrattenuto gli allievi con una lezione introduttiva, parlando della storia e del corretto rapporto del vino con il piacere di berlo.

Degustazione finale di un vino (ovviamente) DOC Terre dell’Alta Val d’Agri dell’Azienda Di Fuccio.

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Set 16 2015

Pubblicazione delle ricerche sugli antichi vitigni Lucani

Category: Newsjaco @ 20:18
Cartoline di invito Progetto Basivin

Cartoline di invito Progetto Basivin

Cartoline-invito-Basivin_retroSiamo alfine giunti alla pubblicazione dei risultati che la ricerca BASIVIN-SUD ha sviluppato negli ultimi otto anni circa l’identificazione ed il riconoscimento di antichi vitigni presenti diffusamente nei vecchi vigneti della Lucania.

Nel corso del Convegno che si terrà a Viggiano  il prossimo 25 Settembre, gli Enti committenti del progetto, ALSIA, Il Consorzio della DOC Terre dell’Alta Val d’Agri, la  Regione Basilicata ed il Comune di Viggiano, presenteranno la pubblicazione che racchiude tutte le conclusioni alle quali sono giunte le ricerche condotte dagli agronomi del CRA, guidati dal Dott Angelo Caputo, e dagli archeologi del CNR, diretti dal Dott Stefano Dellungo.

Fra i 480 vitigni indagati, molte le sorprese, al di la delle esatte identificazioni di cloni diffusi e conosciuti ma erroneamente  identificati; ben 42 vitigni sono risultati sconosciuti e mai classificati nei data-base del CRA;  ma le maggiori attese provengono da due mutazioni dell’Aglianico, la varietà bianca e quella storica, descritta dal Frojo nel 1870, a maturazione precoce.

Inoltre, dai saggi effettuati con microvinificazioni condotte dagli enologi del CRA, sono risultati di estremo interesse i vitigni bianchi Jusana o Giosana e Santa Sofia, oltre al detto Aglianico Bianco, e fra i rossi, il Mangiaguerra, il Castiglione o Arvino, il Guarnaccino, il detto Aglianico precoce, molto interessante, questo, per l’area della Val d’Agri, situata a 700 mt slm, e quindi con maturazioni problematiche per l’Aglianico normalmente impiantato.

Gli interessati potranno intervenire alla presentazione del volume riassuntivo, che avverrà durante il Convegno.

Progetto basivin sud Viggiano

Progetto basivin sud Viggiano

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Nov 12 2014

Ricerca sui vitigni autoctoni lucani

Category: Newsjaco @ 11:11
Ospiti alla degustazione

Ospiti alla degustazione a Viggiano

La viticoltura in Lucania ha radici antiche. Le sue origini si fanno risalire al primo millennio A.C. principalmente per le tracce reperite lungo le valli frequentate dai popoli greci ed enotri per gli spostamenti dalla costa ionica  a quella tirrenica. Nel centro di questo triangolo delimitato dalle città di Metaponto-Paestum-Lao (i confini della Lucania storica) spicca la Valle dell’Agri, vero cuore verde dell’Enotria e del meridione italiano, che coincide con un’area fecondissima di coltivazioni e allevamenti e con una particolare predisposizione alla selezione della vite.

In quest’area si svolge dal 2008 una ricerca interdisciplinare sostenuta dal Comune di Viggiano, dal Consorzio di Tutela della DOC Terre dell’Alta Val d’Agri e dall’ALSIA, le quali hanno commissionato al CRA ed al CNR la ricerca e la ricostruzione del germoplasma lucano più antico, con l’intento fondamentale di salvaguardare la biodiversità del notevole patrimonio genetico disperso nei tanti micro-vigneti della Basilicata.

Fonti autorevoli attestano questa ricchezza di vitigni come si evince dalla “Statistica del Regno di Napoli” del 1811, la quale censisce ben 154 vitigni lucani. Come ebbe a dire anche il dott. Lacava in occasione della Mostra Enologica che si tenne a Potenza nel 1887,  “noi non abbiamo bisogno di vitigni stranieri che non siano acclimatati nelle nostre contrade: bastano quelli che abbiamo”.

 

Vinificazione da vitigni sconosciuti in degustazione a Viggiano

Vinificazione da vitigni sconosciuti in degustazione a Viggiano

Lo studio in atto ha esattamente questo obiettivo: il recupero di queste antiche varietà ed i primi risultati hanno già dato sorprendenti risposte. Innanzi tutto ha definito il corretto profilo molecolare delle Malvasie di Basilicata Bianca e Nera ed indicato altre varietà iscritte nel Registro Nazionale che potrebbero essere di interesse per la vitivinicoltura lucana, quali il Castiglione, la Guarnaccia, il Catarratto bianco lucido, il Montonico ed il Nerello Mascalese, vitigni questi diffusamente presenti negli antichi vigneti ispezionati.

Sono invece molto interessanti i nuovi ritrovamenti vegetali, cioè vitigni con nuovi profili molecolari appartenenti a varietà non ufficialmente riconosciute ma identificabili con nomi in vernacolo originali, e che meritano attenzione particolare per le loro caratteristiche fenotipiche e potenzialità enologiche.

Tra questi, di notevole interesse è l’Aglianico bianco, l’Aglianico precoce, la Giosana e la Iusana, per l’originalità e la ricchezza dell’espressione sia olfattiva che di sapore, il  Messinese, la Santa Sofia, altrove identificata come Fiano, ma in questo caso con profilo molecolare proprio. Ma se si pensa a tutte le accessioni raccolte in più di 40 nuovi profili molecolari si può immaginare di quali potenzialità si potrà arricchire la piattaforma ampelografica lucana.

Per salvaguardare il materiale genetico raccolto si è deciso di conservare in situ le varietà finora catalogate e, grazie ancora al contributo finanziario del Comune di Viggiano, è stato realizzato, presso l’Azienda Lucana di Sviluppo in Agricoltura di Villa d’Agri, un vigneto/catalogo con i biotipi di vite selezionati dalla ricerca nell’areale della DOC Terre dell’Alta Val d’Agri. Questo materiale potrà così essere utilizzato da operatori e tecnici al fine di migliorare la produzione vinicola o fornire indicazioni per ulteriori programmi di sviluppo e ricerca sperimentale. E la ricerca continua….

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Ott 19 2014

Relazione sugli antichi vitigni della Val d’Agri

Category: Newsjaco @ 12:02
Scerpola - antico clone di Aglianico della Val d'Agri

Scerpola – antico clone di Aglianico della Val d’Agri

Si terrà sabato 8 Novembre p.v.  ore 9,00 – all’Hotel dell’Arpa di Viggiano,  un Convegno durante il quale saranno illustrati al pubblico ed agli appassionati l’esito delle ricerche, iniziate nel 2008, di antiche varietà di vite presenti nel territorio Lucano.

La ricerca – sostenuta dal Comune di Viggiano e dall’ALSIA – è stata commissionata al CRA ed al CNR, i cui tecnici hanno esplorato gli antichi vigneti lucani ed hanno svolto le analisi genetiche e storiche atte all’identificazione delle varietà che sono ora in un campo-collezione dell’ALSIA.

Questo il Comunicato stampa dell’evento: Comunicato_08.11.2014

Le ricerche hanno portato al reperimento di alcune varietà dimenticate che hanno dimostrato notevoli attitudini enologiche, come dimostrano le microvinificazioni operate dal CRA e che si potranno degustare nel corso dell’evento. Di particolare interesse la bianca Giosana, della quale sono emerse due tipologie, aromatica e non,  la rossa Scerpola . clone di aglianico a maturazione precoce – l’Aglianico bianco, il vujanese, l’uva Antica.

Vite di Giosana

Vite di Giosana

Per avere qualche idea del progetto potete leggere il mio blog:

E’ gradita una conferma di partecipazione da parte dei giornalisti e degli appassionati che desiderano essere presenti.
Per informazioni .
Cell 338 8595158
Luigi Iacoletti info@organicwine.it

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Ott 05 2014

Aglianica Wine Festival 2014

Category: Conoscere il vinojaco @ 17:35
Degustazioni ad Aglianica

Degustazioni ad Aglianica

Ritorna, come tutti gli anni, la manifestazione dedicata all’Agianico ed ai suoi vini ottenuti nel territorio vulcanico del Vulture.  E non solo Aglianico, ma lo stesso degustato ed analizzato a confronto con tanti altri vini, nazionali ed internazionali.

Tra i tanti eventi organizzati,  abbiamo partecipato ad una degustazione, guidata dal Presidente dell’Associazione GO WINE, che ha posto a confronto l’Aglianico del Vulture conalcuni vini di alta espressione appartenenti alle più note aree viticole del mondo.

Bisogna subito dire che il vino lucano non ha affatto sfigurato nella competizione, palesandosi con i suoi ben noti pregi di corpo, estratto, carattere, mentre gli altri vini in degustazione, pur corretti ed interessanti, si sono collocati su uno standard più “internazionale”.

Questi i vini in degustazione:

I vini in degustazione

I vini in degustazione ad Aglianica

PINOT NOIR – Bourgogne Morey Saint-Denis 2012 – Virgile Lignier – Leggero, acido ed etereo come dovrebbe essere un pinot della borgogna,  ma dai tannini ancora  troppo acerbi. Forse bevuto troppo presto: qualche anno ancora in bottiglia lo avrebbe meglio completato.

MERLOT – Rapel Valley 2012 – Casa Lapostolle – Cile – vino proveniente da viti coltivate in altura la cui frescura contribuisce a rendere più equilibrato un vino ottenuto da un vitigno di per se carente di acidità. Scuro ed intenso, con un retrogusto di legno alquanto persistente, esprime frutti rossi e neri tipici del vitigno.

PETIT VERDOT – Lazio Igt 2012 –  Casale del Giglio – Vitigno tipicamente bordolese, coltivato in provincia di Latina ci regala giusta consistenza, equilibrio, rotondità, accompagnati da sentori di more e frutti verdi, che ne denunciano la giovinezza. Equilibrato e di buona beva.

CABERNET FRANC –  Colli Orientali Friuli -2012 Roberto Scubla – Ottenuto dal capostipite dei vari vitigni bordolesi, da tempo ambientato in Friuli, questo vino evanescente e delicato ha buona espressione di frutti rossi e vainiglia ma conserva un sapore acerbo di frutti non giunti a perfetta maturazione.

MALBEC – Riserva 2011 – Domaine Jean Bousquet – M – Mendoza – Negli anni diventato il vitigno identificativo dell’enologia argentina, è un corretto vino molto denso e corposo, con sentori di frutta nera e confettura.

TEMPRANILLO – Ribera del Duero – Pesquera 2011 – Botegas Tintd Pasquera – Valladolid – vitigno tipicamente spagnolo, produce un vino molto intenso e colorato, quale questo Ribera del Duero. Molto concentrato, ma grossolano, con qualche particella in sospensione, non suggerisce sensazioni di eleganza.

SHIRAZ – Finniss River 2010 – Salmon Estate  – Da tempo impiegato in Australia, della quale è diventato la bandiera,  il Syrah  offre una bella versione di se con spiccata personalità e complessità. Ha sentori di mora e ribes con gusto piccante e vanigliato. Buona persistenza.

CABERNET SAUVIGNON – Colli Euganei -Ireneo 2009- Emo Capodilista – Tipica espressione dei Cabernet veneti che conservano un sottofondo spiccato di sapori verdi, è etereo e tannico, nonostante l’età.

AGLIANICO DEL VùLTURE –  Nocte 2007  – Terra dei Re –  Tipica espressione del vitigno, è maturo, rotondo con tannini presenti ma non invadenti. Ha gusto spiccato di ciliege e ribes con leggeraa vanigliatura. Giustamente persistente

 

 

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