Ott 31 2012

Fregoni interviene sul “vino biologico”

Category: Conoscere il vinojaco @ 19:31
Vite plurisecolare di Tintora

Vite plurisecolare di Tintora

Il dibattito sul  “vino biologico”  non investe solo la questione dei solfiti (a nostro parere la questione minore!) ma parte dalla normativa del biologico in generale, già in vigna, con le massicce dosi di rame che la viticoltura biologica ammette. Inoltre bisogna dire che le dosi massime ammesse sono largamente superate nella pratica, se si vuole ottenere uva veramente sana, con gli andamenti climatici di oggi.

Il prof Fregoni interviene sull’argomento:

Così commenta il professor Mario Fregoni, fra i più noti esperti di viticoltura al mondo. ““È un passo in avanti, ma resta la preoccupazione di far osservare le regole, dato che di solito i controlli non sono sufficienti. Altrimenti si rischia di prendere in giro il consumatore con l’idea che qualcosa sia più naturale o più salutare. Il miglior controllo sarebbe quello analitico, dato che oggi ci sono diversi laboratori attrezzati: se facendo delle analisi trovo molecole diverse da quelle ammesse, è evidente che l’inosservanza è del produttore. Per me il vino in genere, biologico o no, dovrebbe avere un etichetta dove si dichiarano tutte le sostanze non strettamenti pertinenti all’uva e alla sua trasformazione, e dunque si dichirano gli additivi ammessi nella UE. È comunque paradossale che sia proprio l’agricoltura biologica (oltre a quella biodinamica) a non aver impedito l’uso di una sostanza tossica come il rame nel terreno. Il rame è un inquinante. Non tanto tossico per l’uomo in quanto durante la fermentazione precipita, quindi non è mai sopra i livelli consentiti. Ma è tossico per l’ambiente: è un inquinante del terreno, specie nei paesi del Nord Europa che hanno terreni acidi dove è pericolosissimo perché viene assorbito dalla pianta. Da noi invece i terreni acidi sono al più il 1-2% (come in Francia Spagna o Portogallo), noi abbiamo terreni calcarei e alcalini o ricchi di sodio, in cui il rame viene praticamente reso inattivo e non assorbibile dalla pianta. Il rame però è tossico anche verso i batteri e i funghi e tutti gli esseri viventi che popolano il terreno e che sono intossicati. Si consideri che non si è mai usato il rame in agricoltura fino alla fine dell’Ottocento, quando abbiamo “importato” dall’America oidio e peronospora, oltre che la fillossera”.

Questo per quanto riguarda l’uva biologica, ma la nuova normativa sul “vino biologico” ammette ben altri additivi, particolarmente quelli ammessi in cantina, dove non ci hanno risparmiato nemmeno i “trucioli”…..

interviene anche sugli additivi da usare in cantina in vinificazione. E’ su questo argomento che pensiamo si svolgerà il dibattito di vinificatori ed enologi e noi saremo attenti a cogliere umori e sensazioni, facendovene partecipi.

 

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Ott 31 2012

Vitigni autoctoni – ultimo aggiornamento

Category: Newsjaco @ 19:24
OYNOTRON ovvero Palo di vigna

OYNOTRON ovvero Palo di vigna

Procede il progetto Basivin Sud, condotto dal CRA e  cofinanziato dalla Regione Basilicata, dall’ALSIA e dal Comune di Viggiano.

Il convegno avrà luogo il giorno 6 Nov 2012 – ore 9,30 – presso la sede del Consorzio di Tutela e Valorizzazione della DOC  Terre Alta Val d’Agri presso la Sede ALSIA “Bosco Galdo”  via Grumentina di Villa d’Agri – info 0835 244608 –

Il progetto investe la ricerca e la catalogazione di oltre 150 accezioni di vitigni recuperati in vecchi vigneti della Basilicata, segnatamente nell’area Val d’Agri, Vulture e Pollino.  I risultati raggiunti finora della ricerca CRA saranno illustrati dagli eminenti ricercatori Prof Antonacci, Dott. Caputo e dott Bergamini che ci riferiranno circa le indagini sul DNA dei ceppi selezionati e sullo stato del vigneto catalogo creato a Turi.

Filari centenari (1909) di Magliocco dolce a Viggiano

Filari centenari (1909) di Magliocco dolce a Viggiano

I risultati ottenuti finora ( il progetto è iniziato nel 2008) permettono già di individuare la Basilicata come un’area  di transito tra le regioni meridionali calabra, campana e pugliese, conservando per questo noti vitigni autoctoni diffusi anche nelle altre regioni. Parliamo di vitigni quali il Primitivo, il Fiano, il Magliocco Dolce, la Malvasia toscana ed altri non ancora ben identificati, se non addirittura sconosciuti.

Su questi ultimi vitigni, ancora presenti e produttivi in un nostro antico vigneto di famiglia, fondiamo le speranze di poter creare vini ancora più autentici e personali del nostro craft wine.

MANIFESTO BASIVIN

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