Set 30 2015

L’Aglianico originario della Val d’Agri

Category: Newsjaco @ 12:23
Il Volume del Progetto Basivin Sud

Il Volume del Progetto Basivin Sud

Con la presentazione del volume che riassume i risultati della ricerca, si è concluso il progetto Basivin Sud, la vasta indagine storico-scientifica  sugli antichi vitigni presenti nel territorio dell’antica Lucania, precedentemente identificata come Enotria.

Il progetto, partito nel 2007 per iniziativa del Comune di Viggiano, dell’ALSIA (Agenzia Lucana per lo Sviluppo in Agricoltura)  del CRA (ora CREA-UTV) della Regione Basilicata e con il supporto del Consorzio Terre dell’Alta Val d’Agri, ha delineato nuovi orizzonti per la viticoltura lucana, emersi dall’indagine genetica ed archeologica effettuata in questi anni sui tanti vitigni reperiti nelle antiche vigne di piccoli produttori, custodi di vitigni centenari. La riscoperta del grande passato viticolo di queste terre e l’identificazione di nuovi – ben 32! – Vitigni autoctoni sconosciuti finora, offrono una occasione importante per un grande rilancio del territorio, e conferiscono una profonda identità viticola all’area della Val d’Agri, finora sconosciuta.

Il Pinot e la sua lunga progenie è partito da queste aree prima di raggiungere l’Europa, e non a caso l’Aglianico, originario della Val d’Agri dove era allevato dalla gens romana degli Alli,  ha seguito le sue orme: non si era mai parlato di Aglianico Bianco o di Aglianico dolce precoce finora, ma questa grande bio-diversità, che lo mette alla pari del cugino, dimostra quale grande patrimonio genetico sia diffuso nelle piccole vigne dei vignaioli lucani.

Gli scavi effettuati dall’ENI lungo il corso superiore dell’Agri negli ultimi anni hanno oprtato alla luce evidenze archeologiche di straordinario interesse culturale, conferendo a quest’area interna della Basilicata, da sempre considerata marginale, un valore socio economico ed antropologico insospettato. In realtà l’Alta Val d’Agri, epicentro del Terzo Centro di Domesticazione della vite fin dal primo millennio A.C., è la via portante dei traffici condotti da Enotri, Lucani, Greci e quindi Romani, attraversando un’area di grande interesse economico per questi popoli che vi si erano insediati stabilmente e diffusamente fin dagli albori della civiltà.

Questo il servizio messo in onda della Rai:

Tra gli oltre 40 siti archeologici indagati, tutti dislocati lungo la riva sinistra del fiume,  riferiti a sepolture, fattorie lucane ed enotrie, e villae romane, è di particolare interesse il tracciato della via Herculia, che congiungeva Venusia (Venosa a Grumentum, con la Villa rustica della nobile famiglia dei Praesentes, la cui figlia, Crispina, nota come “l’imperatrice lucana”, era andata sposa all’imperatore Commodo.Sono stati rinvenuti lo spazio residenziale e le aree di lavorazione dei prodotti della fattoria, da inviare poi a Roma. Inoltre, dal punto di vista viticolo, è anche notevole il rinvenimento dei ruderi (con mosaici e fregi) della villa rustica del Maiorano di Viggiano, appartenuta ad un certo Potito, e dove è stato rinvenuto anche uno stabadium, sorta di triclinio semicircolare, dove i romani erano usi dedicarsi agli ozi ed ai simposi. Gli scavi effettuati nelle ville mostrano chiare tracce di tutte le attrezzature impiegate nella coltivazione dell’olivo e della vite, i cui prodotti erano poi inviati nella capitale. Lungo tutto il fiume, di paese in paese, si possono seguire, tramite i cippi di confine, le tante proprietà delle gens  romane, ed una di queste, la gens Allia, aveva fattorie disseminate lungo tutta la Valle superiore dell’Agri, e le cui tracce sono evidenti anche nel toponimo del Paese di Aliano (appartenenza alla gens Allia), nel nome di un fiume Alli e perfino nel nome di un’uva famosa, identificata come “l’uva coltivata dalla “gens Allia” e quindi Allianica. La storia che ci racconta l’Archeologo del CNR dott. Stefano Del Lungo nella sezione da lui redatta è interessante ed affascinante e queste brevi notizie non rendono merito al lungo lavoro da lui svolto in collaborazione don il dott Angelo Caputo del CRA e ben spiegato nella pubblicazione che ne racchiude i risultati. Secondo questo lavoro la direzione dell’espansione dei singoli vitigni è provato dalle Aglianico biancoaree di domesticazione e di conseguenza l’espansione va dalla Terza area (l’Enotria) verso la Quarta (Europa Centro-occidentale) e quindi lo studio fornisce le basi per ridisegnare tutta la mappa dei vitigni europei. Il Pinot sarebbe stato portato alla foce del Rodano dai Focei di Velia, ed anche il Syrah,  che ha origine da un incrocio tra Mondeuse Blanche e Dureza (quest’ultima imparentata per via di un nonno comune all’Aglianico) sarebbe originaria del territorio della Siritide.

Santa SofiaQuale fosse in realtà quell’uva coltivata 2000 anni fa non ci è dato di sapere con certezza, ma sopravvive ancor oggi il suo nome nell’ uva Aglianico, onore e vanto della viticoltura Lucana. Proprio la sua antichità ha permesso la grande biodiversità della specie, che, con la ricerca del progetto Basivin, ha individuato altre due mutazioni, avvenute nei secoli, del clone che oggi costituisce la maggior parte dei vigneti moderni di Aglianico.

Il prossimo passo sarà importante: l’impianto e la propagazione dei vitigni e dei cloni trovati affinchè le aziende interessate possano poi passare alla produzione regolare e costante di vini altamente caratterizzanti il territorio.

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Ott 31 2012

Vitigni autoctoni – ultimo aggiornamento

Category: Newsjaco @ 19:24
OYNOTRON ovvero Palo di vigna

OYNOTRON ovvero Palo di vigna

Procede il progetto Basivin Sud, condotto dal CRA e  cofinanziato dalla Regione Basilicata, dall’ALSIA e dal Comune di Viggiano.

Il convegno avrà luogo il giorno 6 Nov 2012 – ore 9,30 – presso la sede del Consorzio di Tutela e Valorizzazione della DOC  Terre Alta Val d’Agri presso la Sede ALSIA “Bosco Galdo”  via Grumentina di Villa d’Agri – info 0835 244608 –

Il progetto investe la ricerca e la catalogazione di oltre 150 accezioni di vitigni recuperati in vecchi vigneti della Basilicata, segnatamente nell’area Val d’Agri, Vulture e Pollino.  I risultati raggiunti finora della ricerca CRA saranno illustrati dagli eminenti ricercatori Prof Antonacci, Dott. Caputo e dott Bergamini che ci riferiranno circa le indagini sul DNA dei ceppi selezionati e sullo stato del vigneto catalogo creato a Turi.

Filari centenari (1909) di Magliocco dolce a Viggiano

Filari centenari (1909) di Magliocco dolce a Viggiano

I risultati ottenuti finora ( il progetto è iniziato nel 2008) permettono già di individuare la Basilicata come un’area  di transito tra le regioni meridionali calabra, campana e pugliese, conservando per questo noti vitigni autoctoni diffusi anche nelle altre regioni. Parliamo di vitigni quali il Primitivo, il Fiano, il Magliocco Dolce, la Malvasia toscana ed altri non ancora ben identificati, se non addirittura sconosciuti.

Su questi ultimi vitigni, ancora presenti e produttivi in un nostro antico vigneto di famiglia, fondiamo le speranze di poter creare vini ancora più autentici e personali del nostro craft wine.

MANIFESTO BASIVIN

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Feb 07 2010

I Vitigni Autoctoni: la Nuova Frontiera per i vini di qualità.

Category: Newsjaco @ 23:46
Locandina progetto BASIVINSUD del CRA

Locandina progetto BASIVINSUD del CRA

Sabato 14 Novembre, presso l’Hotel dell’Arpa di Viggiano il Consiglio Superiore per la Ricerca in Agricoltura (CRA) ha presentato un primo quadro del materiale raccolto durante quattro anni di lavoro mirato alla conoscenza di antichi vitigni autoctoni, particolarmente vocati alla produzione di vini naturali, dal momento che l’adattamento alla loro area di origine li rende particolarmente resistenti alle malattie fungine.

Su trecentosessanta individui prelevati da vigneti secolari della ragione nel corso di quattro anni di ricerche, è emerso un patrimonio viticolo molto diversificato che lascia ben sperare ai fini dell’ottenimento di nuovi vini fortemente tipicizzati.

Le principali varietà sono risultate quelle originarie delle regioni limitrofe, confermando l’unicità del territorio meridionale:  primo fra tutti, naturalmente, è l’Aglianico autoctono, presente in ben 18 occorrenze, seguito dall’Asprinio, dal Fiano, dal Greco, dal Guarracino ed anche dall’Uva di Troia, dal Primitivo o dal Gaglioppo.

Molto significativi sono invece circa 20 cloni per i quali non è stato possibile risalire a nessuna varietà registrata: è su questi che si concentrerà la prossima fase della ricerca, per conoscere le qualità e le attitudini di questi vitigni.

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