Ott 02 2018

Il grande patrimonio di biodiversità viticola lucana

Category: Newsjaco @ 14:06

L’Aglianico in Val d’Agri, a Viggiano

Aglianico Antico a Viggiano

Aglianico Antico a Viggiano

L’ambiente interessato al mondo-Aglianico attraversa un periodo di…”fermento”, anche in virtù del periodo di vendemmia!.. La moderna tecnologia e soprattutto le indagini genetiche con il DNA stanno spazzando via ogni nebulosa teoria circa le varietà, le loro origini, le tradizioni, ricche di falsi sinonimi ed omonimie, spesso confuse e ammantate da una cortina fumogena che ne avrebbe dovuto fornire un attestato di nobiltà, quasi sempre derivata dai magnanimi lombi della Grecia Classica. E perché sempre dalla Grecia?..semplice: perché al tempo dei Romani, i vini migliori erano i vini greci, in contrapposizione ai vini latini, semplici e commerciali. Vini Greci di omerica memoria: “offrì a Polifemo un vino greco dolcissimo,” che lo ubriacò . perche i vini greci, mai ellenici per i romani, erano vini potenti, ottenuti da viti basse allevate ad alberello, secondo la moda dei greci, e ai quali un appassimento delle uve conferiva dolcezza e forte alcolicità. Oggi li chiamiamo passiti.

Sulle teorie, più o meno verosimili, circa le origini dell’Aglianico si sono sbizzarriti vari autori, come il Carlucci, valente ampelografo lucano, il quale per troppa passione ha pensato di fornire al suo amato aglianico una nobile genealogia greca, facendolo derivare da un improbabile vitigno ellenico, con una cantonata madornale. Per varie ragioni. Oggi sappiamo che la parola Ellenismo, secondo il vocabolario Zingarelli, è venuta in uso nel 1640 in seguito alla moda di visitare l’Italia per conoscere le rovine della Magna Grecia sulle tracce del Gran Tour. Per i Romani esistevano solo vini greci ed uve graecule, mai elleniche. Altro fortissimo argomento è quello che ci dice che a tutt’oggi non esiste in Grecia traccia di viti di Aglianico, varietà mai segnalata in questa regione. Inoltre il primo documento che cita la parola Aglianico è databile intorno al 1650, come citato nel competente ed esauriente articolo di  Riccardo Valli  che potete leggere qui.

http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=54

Le varie origini etimologiche della parola non sono poi assolutamente giustificate né nell’etimo e ancor meno nella documentazione, poiché l’unica verità è che in ogni sostantivo, anche romano, la desinenza  – iano –icus  descrive appartenenza, come ancora oggi è usata, quando per dire di Pompei diciamo pompeiano o per dire salsiccia lucana i romani la dicevano lucanica.

Aglianico Viggiano

Aglianico Viggiano

L’uva che oggi si utilizza per i vini moderni a base di Aglianico è certamente uva di grande pregio, una varietà molto antica, attestata da un notevole patrimonio genetico di biodiversità, come si capisce dal notevole numero di biotipi ritrovati. Uva che attraverso i probabili incroci subiti con varietà autoctone, conserva una sua rusticità  che ritroviamo poi nei vini che ne derivano.

Fornisce vini complessi, di forte carattere e personalità, ricchi di antociani, che richiedono competenza e preparazione a chi si accinge ad assaggiarli. Non sono semplici da bere, in principio, così ricchi di estratto, ruvidi e spigolosi, con tannini aggressivi. Va quindi commercializzato dopo almeno 3-4 anni di invecchiamento, quando il tempo e le cure del cantiniere avranno ammorbidito e arrotondato quei tannini che lo renderanno un grande vino, austero e complesso, atto ad un lungo invecchiamento. Ce ne dà testimonianza uno dei massimi tecnici italiani, Arturo Marescalchi, quando dice ”chiedendo scusa ai miei Nebbiolo e Barbera, devo ammettere che l’Aglianico è il loro fratello maggiore”. Ma è un vitigno nostro, territoriale, per il quale, finalmente, il termine autoctono può essere usato nel senso più compiuto del termine. Quindi vitigno che non proviene da altri paesi ma che molto probabilmente trae origine in queste terre lucane, quel territorio racchiuso tra Paestum, Metaponto e Laos/Pollino, identificato come Terzo centro di domesticazione delle vite e del quale la Val d’Agri è il cuore verde.

E, a quanto sembra, avendo in comune un avo con Dureza e Teroldego, (vedi qui)  ha dato origine. Vedi qui   http://www.aivv.it/Archivio/Atti/R030_1005_1022_Grando.pdf

a  tante altre uve blasonate, come il sirah, il marzemino, il legrein, refosco ecc, uve che si sono affermate in territori ben lontani dalla nostra Lucania. D’altronde il Sirah ha questo nome perchè trae origine da un vitigno allevato nella Siritide, anch’essa area lucana.

Il profondo lavoro di ricerca ultimato da DeLorenzis ed altri

https://air.unimi.it/retrieve/handle/2434/206581/239964/De%20Lorenzis%20et%20al.%2c%202012.pdf

ce ne fornisce tutte le possibili parentele e derivazioni. Questo per buona pace dei tanti accademici “basilicatesi” che rivendicano diritti di primogenitura e spendono migliaia di euro di soldi pubblici per attestare una genealogia già ben conclamata. Ma tant’è…lo spreco del danaro pubblico senza una programmazione ed un obiettivo definito non è solo un fatto regionale ma nazionale.

Il Volume del Progetto Basivin Sud

Il Volume del Progetto Basivin Sud

Le ricerche circa l’identificazione dei vitigni autoctoni lucani va avanti da circa 10 anni, ed i risultati hanno portato ad impiantare, in loco,  nell’azienda ALSIA di Villa d’Agri. un campo catalogo che ormai è giunto alla fase produttiva: Vedi la ricerca Basivin Sud

L’Aglianico originario della Val d’Agri

portata a termine dai tecnici del CRA e del CNR. e l’articolo di Jeremy Parzen del 2008      https://dobianchi.com/2008/01/29/aglianico-ellenico/

Le Istituzioni Lucane hanno finalmente scoperto la potenzialità dell’Aglianico con vari decenni di ritardo, spingendone finalmente la promozione, ma perdendo ancora una volta l’occasione per comprendere la  grande potenzialità offerta dallo straordinario patrimonio di biodiversità viticola costituito dalla biodiversità delle viti lucane.  E quindi è necessario passare alla vinificazione per indagare le potenzialità enologiche dei vitigni impiantati, pur continuando la ricerca  nei vecchi vigneti di cui è ricca la Basilicata.

Non sappiamo se l’uva Aglianico che conosciamo oggi nei due principali biotipi Taurasi e Vulture sia proprio l’uva sperimentata e riprodotta in Val d’Agri nel II sec DC dalla famiglia romana degli Alli. Il dott Del Lungo fa risalire le origini del nome a questa antica famiglia di imprenditori romani costruttori di ermici e vasi vinari, e che avevano estese proprietà in Italia meridionale. Lo attestano varie iscrizioni lapidee, la toponomastica della regione con il fiume Alli ed il Pagus Alliano ed il ritrovamento di numerose “villae rusticae” dove si producevano derrate da spedire a Roma e l’uva Allianica, in quanto “uva degli Alli”.

Ci conforta invece sapere che con questo studio ci siamo avvicinati nel modo più concreto possibile all’origine vera del nome Aglianico.

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Lug 07 2018

Si assaggiano i vini territoriali lucani

Category: Newsjaco @ 11:03
Basivin Sud - Degustazione vitigni territoriali

Basivin Sud – Degustazione vitigni territoriali

Procede l’iter per la registrazione dei nuovi vitigni lucani reperiti con la ricerca Basivin-sud. A Viggiano, ospitati nell’elegante Hotel dell’Arpa, Tecnici del CREA e del CNR con assaggiatori dell’ONAV , dell’AIS ed i produttori lucani, hanno esaminato i vini ottenuti da alcuni vitigni in corso di registrazione.

Le schede di degustazione serviranno per corredare la pratica che porterà alla registrazione dei vitigni nel Catalogo Nazionale dei vitigni.

La degustazione è stata molto interessante,  non solo per la notevole qualità dei vini, pur ottenuti da semplici micro vinificazioni, ma sopratutto perché sono stati messi a confronto i vini ottenute dalle viti del campo-collezione del CREA di Turi con i vini ottenuti dagli stessi vitigni messi a dimora presso l’ALSIA di Villa d’Agri.

Si sono esaminati i vini bianchi ottenuti dai vitigni Aglianico bianco, Giosana, Jusana, Malvasia di Basilicata ad acino piccolo, Santa Sofia ed i vini rossi ottenuti da Colatammurro e Plavina.

Basivin Sud - Degustazione vitigni territoriali

Basivin Sud – Degustazione vitigni territoriali

Bisogna subito dire che quando sono allevati negli areali di origine, questi vitigni si esprimono a notevoli livelli, rivelando grande intensità con bella mineralita’ ed una buona attitudine a produrre vini complessi e longevi. Qualità queste, presenti anche nei vini delle viti messe a dimora a Turi, ma dove di esprimono con minore intensità.

Su tutti spiccano i vini da Giosana/Jusana che danno vini equilibrati e con notevole espressività. D’altra parte sono molto tipici e caratterizzanti anche la malvasia, l’aglianico B. e la santa sofia che denunziano bene la tipicità del territorio, conservando la matrice del carattere del vino territoriale. Come spiegato dai ricercatori, dott Del Lungo e dott Caputo, tutti hanno una matrice comune nella loro genealogia, identitaria del territorio, che le fa derivare dalla “uva bianca antica”  diffusa nelle aree lucane, sinonimo di uva di qualità degna di riproduzione. Come anche la classificazione  di uva di pregio riconosciuta alle uve “aglianiche” la cui ricca biodiversità ne fa uno dei vitigni più interessanti del panorama viticolo nazionale.

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Set 16 2015

Pubblicazione delle ricerche sugli antichi vitigni Lucani

Category: Newsjaco @ 20:18
Cartoline di invito Progetto Basivin

Cartoline di invito Progetto Basivin

Cartoline-invito-Basivin_retroSiamo alfine giunti alla pubblicazione dei risultati che la ricerca BASIVIN-SUD ha sviluppato negli ultimi otto anni circa l’identificazione ed il riconoscimento di antichi vitigni presenti diffusamente nei vecchi vigneti della Lucania.

Nel corso del Convegno che si terrà a Viggiano  il prossimo 25 Settembre, gli Enti committenti del progetto, ALSIA, Il Consorzio della DOC Terre dell’Alta Val d’Agri, la  Regione Basilicata ed il Comune di Viggiano, presenteranno la pubblicazione che racchiude tutte le conclusioni alle quali sono giunte le ricerche condotte dagli agronomi del CRA, guidati dal Dott Angelo Caputo, e dagli archeologi del CNR, diretti dal Dott Stefano Dellungo.

Fra i 480 vitigni indagati, molte le sorprese, al di la delle esatte identificazioni di cloni diffusi e conosciuti ma erroneamente  identificati; ben 42 vitigni sono risultati sconosciuti e mai classificati nei data-base del CRA;  ma le maggiori attese provengono da due mutazioni dell’Aglianico, la varietà bianca e quella storica, descritta dal Frojo nel 1870, a maturazione precoce.

Inoltre, dai saggi effettuati con microvinificazioni condotte dagli enologi del CRA, sono risultati di estremo interesse i vitigni bianchi Jusana o Giosana e Santa Sofia, oltre al detto Aglianico Bianco, e fra i rossi, il Mangiaguerra, il Castiglione o Arvino, il Guarnaccino, il detto Aglianico precoce, molto interessante, questo, per l’area della Val d’Agri, situata a 700 mt slm, e quindi con maturazioni problematiche per l’Aglianico normalmente impiantato.

Gli interessati potranno intervenire alla presentazione del volume riassuntivo, che avverrà durante il Convegno.

Progetto basivin sud Viggiano

Progetto basivin sud Viggiano

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Nov 15 2009

BASIVIN SUD: Ricerca di Vitigni Autoctoni e vini di Basilicata

Category: Newsjaco @ 22:17

IL PROGETTO BASIVIN SUD

Ricerca di vitigni autoctoni in Basilicata

Ricerca di vitigni autoctoni in Basilicata

Dopo quattro anni di ricerche nei vecchi vigneti della Val d’Agri, finalmente siamo giunti alla fase operativa per la conoscenza e la propagazione di antichi vitigni autoctoni.

Sabato 14 Novembre, presso l’Hotel dell’Arpa di Viggiano ed al cospetto di un ricco buffet di prodotti tipici lucani, con i quali sono stati degustati i vini DOC Terre dell’Alta Val d’Agri di vari produttori, sono stati resi noti i primi risultati del vasto programma di ricerca voluto dal Comune di Viggiano, in collaborazione con il CRA UTV – Centro di Ricerche in Agricoltura – e con L’ALSIA., – l’Agenzia Lucana di Sviluppo in Agricoltura.

Il progetto è nato nel 2004 con il nome di BASIVIN SUD.

Obiettivo primario della ricerca è stato il tentativo di identificare i “lagarina vina” non procul Grumento nascentia, secondo Plinio, e decantati dalla guarnigione di Messala Potito, ivi dislocata.

Il Presidente del CRA, Sen. Romualdo Coviello, il Prof. Donato Antonacci, responsabile del progetto con il dott. Angelo Caputo, e la Dott.sa Marica Gasparro che ha eseguito i complessi esami di analisi e monitoraggio del materiale raccolto, hanno descritto al folto pubblico intervenuto i risultati derivati dall’accertamento dei test ELISA e del DNA di ben 346 vitigni semi sconosciuti raccolti in vecchi vigneti della Basilicata.
Vedi http://www.organicwine.it/it/il-vigneto-secolare.htm

Di tutte le varietà monitorate e collezionate, è stato possibile risalire a varietà note e registrate per circa il 70 % di essi. Questi vitigni sono coltivati in zona da molti anni ma sono conosciuti con nomi diversi e sono quasi tutti riconducibili a vitigni autoctoni di regioni limitrofe (Aglianico, Fiano Greco, Asprinio, Uva di Troia, Primitivo, Negro Amaro, Barbera, Montepulciano) oppure a vitigni internazionali (Cabernet S., Merlot) .

Per circa 35 vitigni, invece, le caratteristiche ampelografiche e descrittive non hanno permesso di risalire a varietà note e pertanto su queste si concentreranno gli sforzi futuri per scoprire nuove varietà autoctone che possano garantire caratteristiche uniche ed originali ai vini Lucani.

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