Dic 01 2017

Con il pretesto del naturale stiamo tornando al ” vino del contadino”?

Category: Newsjaco @ 15:31

 

Aglianico artigianale anni '70

Aglianico artigianale anni ‘7

Il mondo del vino e non sta vivendo un periodo di infatuazione verso il naturale nel disperato tentativo di ottenere prodotti più genuini con una sorta di marchio che potremmo chiamare “senza”
Mentre in Francia, un secolo fa, Ribereau-Gayon stabiliva le basi della moderna vinificazione, ancor oggi valide, in Italia si vinificava affidandosi alla buona sorte ed alla luna…il cosiddetto vino del contadino…
Dopo tanti anni durante i quali si è creduto che per fare vini buoni bastasse spremere uva qualsiasi ed aspettare, è arrivata l’era della tecnonologia. Ed il vino si è avvalso di ogni coadiuvante che che la chimica metteva a disposizione per eliminare o ridurre i difetti di fermentazione e stabilizzazione: anidride solforosa, acidificazione, disacidificazione, cartoni deodoranti e decoloranti, additivazioni varie … fino allo scandalo del metanolo! Questo evento ha scosso il mondo enologico, sia dei produttori che dei consumatori, risvegliando una sensibilità maggiormente rivolta alla qualità tramite tecniche meno violente ed invasive. Cresce l’attenzione per l’uso dei lieviti, si impiega acciaio inox per migliorare l’igiene, la pigiatura e la pressatura, si impiegano legni di qualità, si adotta un accorto uso delle temperature.
Poi alla fine del secolo scorso, con il miglioramento della qualità dei vini prodotti,  si assiste ad un rigetto di tante pratiche tecnologiche, imputate di produrre vini omologati e poco espressivi, a favore di tecniche “biologiche” che assicurano una maggiore salubrità dei vini e grande caratterizzazione.
Ormai abbandonata la produzione dei vini del nonno, ottenuti con la tecnica di …incrociare le dita e lasciar fare alla natura, con risultati a dir poco discutibili, si è passati ad un chimismo sempre più ridotto a favore di un maggior controllo dei fenomeni biologici. È l’era del biologico, pur riconoscendo a questo termine un valore relativo, dal momento che tutto il processo di vinificazione, comunque condotto, è essenzialmente frutto di biotecnologia. In questa fase è ancora più interessante la maggiore attenzione posta nella cura del vigneto, elemento alquanto trascurato in precedenza.
Uva ottenuta da vigneti sani, in equilibrio microbiologico del suolo, e con un sistema vascolare integro, è il presupposto indispensabile per poter poi ottenere vini espressivi e riconoscibili. In cantina queste uve avranno bisogno solo di cura e assistenza nell’importantissimo processo di vinificazione per la nascita di un vino buono, sano, esente da difetti.
Da questo non si sfugge:senza l’ intervento dell’uomo non si ottiene vino buono, anzi non si ottiene vino e basta. La vite, innestata, potata, piegata, curata nei periodi critici, correttamente alimentata, su un suolo microbiologicamente non esausto, ci darà sicuramente vino buono, ma sempre risultante dall’obiettivo che l’uomo si propone e ammesso che abbia le conoscenze per realizzarlo.
Una vigna “senza” assistenza e una fermentazione “senza”  sorveglianza non darà mai un prodotto di qualità
L’adozione del biologico e del naturale si riduce al mero equilibrio tra natura e pianta, sorvegliato dall’uomo, il quale conserverà un  naturale rispetto anche negli interventi per la valorizzazione della materia prima ottenuta, ma senza ammiccamenti all’equazione naturale=più buono.
Non vorremmo che rincorrendo il vino “senza” additivi  arriviamo al vino senza ..qualità.

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Mar 04 2010

L’Aglianico del Vulture diventa DOCG

Category: Newsjaco @ 17:26

aglianico su cordone speronato

L’Aglianico del Vulture ha finalmente ottenuto il riconoscimento  della DOCG, dopo 40 anni dall’ottenimento  della DOC; il provvedimento comporterà anche le specifiche per le denominazioni “Aglianico del Vulture Superiore” e “Riserva”.

Il riconoscimento arriva dopo una richiesta che ormai era diventata plebiscitaria e va ad ampliare la già notevole rosa dei prodotti Lucani d’Eccellenza.

AGLIANICO DEL VULTURE DOCG

AGLIANICO DEL VULTURE DOCG

Non che la cosa cambi molto perchè molti produttori propongono da tempo vini riconducibili ad una tipologia DOCG… ma l’ufficialità è molto importante per un’immagine che renda appieno la classe di questo vino. Il riconoscimento è direttamente riconducibile all’Aglianico, dal momento che il cugino campano, il Taurasi, è anch’esso DOCG, e  da molti anni.

La nuova denominazione ha richiesto anche la modifica del vecchio disciplinare per accogliere i nuovi parametri di coltivazione e vinificazione che, naturalmente, sono molto più restrittivi e vincolanti, oltre a definire anche i parametri di ricaduta sulla produzione DOC.

Si spera che la nuova denominazione dia un nuovo impulso alla popolarità dell’Aglianico, che un maestro come Arturo Marescalchi definì con la seguente espressione:

” Devo confessare, chiedendo scusa ai miei Barolo e Barbera, che l’Aglianico  si deve considerare  il loro fratello maggiore “

LA SCHEDA

Denominazione: Aglianico del Vulture Doc
Approvato con: Decreto Ministeriale 18/02/1971
(Gazzetta Ufficiale n. 129 del 22/05/1971)
Aziende: 36
Etichette: 75
Dove si produce: 15 comuni della zona del Vulture
Colore: rosso rubino più o meno intenso o granato vivace,
con riflessi arancione dopo l’invecchiamento.
Odore: vinoso con profumo delicato caratteristico e
che migliora con l’invecchiamento.
Sapore: asciutto, sapido, fresco, armonico, giustamente
tannico, che tende al vellutato con l’invecchiamento.
Caratteristiche: si ottiene da uve del vitigno Aglianico,
con gradazione alcolica complessiva minima naturale
di 12 gradi. Invecchiato per almeno tre anni, di cui due passati
in botti di legno, potrà portare in etichetta la qualifica
di “vecchio”. Se invecchiato di almeno cinque anni – di cui
sempre due in botti di legno – potrà portare in etichetta la
qualifica di “riserva”.
Sono ritenuti idonei unicamente i vigneti su terreni collinari di
origine vulcanica o comunque di buona costituzione, situati tra i
200 e i 700 metri s.l.m.
Le operazioni di vinificazione, compreso l’invecchiamento obbligatorio,
devono essere effettuate all’interno della zona di produzione.
Tra la fase di vinificazione e l’invecchiamento deve trascorrere
minimo un anno di tempo.

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