Feb 19 2013

Le sorprese degli antichi vitigni Lucani

Category: Newsjaco @ 19:24
Oynotron lucano

Vigneto lucano allevato secondo l’antico sistema “Oynotron” (su Palo di vite)

La Basilicata si conferma epicentro del traffico  che ha animato tutto il bacino del Mediterraneo proponendosi come crocevia dei flussi migratori che proprio in questa regione si intersecavano. Le genti provenienti dai Balcani, attraverso la Paucetia (odierna Puglia)  trovavano in Lucania le correnti migratorie dei greci che risalivano da Taranto verso Paestum ed il bacino occidentale campano,  incontrando anche la cultura Etrusca, che si è spinta fino ai confini settentrionali della Magna Grecia. Questi traffici sono resi ancora più evidenti dalle recenti ricerche effettuate dal CRA-UTV (Centro di Ricerche in Agricoltura ed ex Istituto Superiore di Viticultura di Coneglianoche risale ai movimenti dei vari popoli della Magna Grecia, seguendo le tracce dei vitigni che essi stessi portavano nelle loro migrazioni.

La ricerca ha reperito circa 361 accessioni,  recuperate in antichi vigneti della Val d’Agri, del distretto Pollino e del Vulture. La Val d’Agri in particolare, quale via fluviale di raccordo tra i greci di Taranto e quelli di Paestum ed in contatto con i Messapi della Puglia,  è maggiormente interessata alle correnti di traffico che risultano evidenti nei vitigni reperiti in loco, identificati ormai con sicurezza dagli esami effettuati con il DNA. I vitigni ritrovati, infatti hanno evidenziato che tutti i popoli del sud-Italia erano in contatto tra di loro nelle varie zone geografiche, e che gli scambi culturali hanno diffuso e propagato cultura, mezzi e risorse senza distinzione di etnia o luoghi.

Il materiale genetico estratto è stato sottoposto ad analisi SSR (Simple Sequence Repeats) utilizzando 13 marcatori microsatelliti, sei dei quali inseriti nel Progetto GENRES 081 (European Vitis Database) al fine di identificare il profilo molecolare delle varietà in esame. I loci utilizzati sono stati: VVS2, VVMD5, VVMD7, VVMD27, VrZAG62, VrZAG79, ISV2, ISV3, ISV4, VMCNG4b9, VVMD28, VVMD25 e VVMD32.

Vite centenaria di Vujanese a Viggiano

Vite centenaria di Vujanese a Viggiano

Gli accertamenti sanitari sono stati effettuati su legno mediante la tecnica immunoenzimatica ELISA  (Enzyme-Linked Immunoadsorbent Assay) al fine di individuare eventuali virosi. E’ rilevante osservare  che sulle 361 accessioni recuperate ben il 23% è risultato sano, mentre la virosi maggiormente diffusa è GLRaV3 per il 72%, seguita dal GVA con il 66% e dal GFkV con il 62%

Delle circa 360 accessioni recuperate, 37 appartengono a varietà note e iscritte al registro Nazionale delle Varietà di Vite (RNVV art. 10 – DM 2 feb. 2005):  tra esse Aglianico, Aglianicone, Aleatico, Barbera, Canaiolo, Carignano, Ciliegiolo, Fiano, Falanghina, Garganega, Vari Greco, Lambrusco, Malvasie, Negro Amaro, Nerello Mascalese, Primitivo, Sangiovese, Uva di Troia, Vernaccia tutte genericamente diffuse.  Le varietà identificate come Baresana, Prunesta e Regina dei Vigneti appartengono alla varietà Uva da Tavola. Due profili molecolari  appartengono a varietà di uve da vino iscritte in cataloghi stranieri e cioè la spagnola Mencia  e la croata Plavina.

Ma i risultati maggiormente interessanti vengono dal profilo genetico di 17 vitigni non riconosciuti ufficialmente, e ben 11 nuovi profili completamente sconosciuti. Ecco alcuni esempi: Il vitigno conosciuto in Basilicata come Malva è risultato essere la ben nota Plavina – vitigno balcanico tuttora coltivato in quei paesi; il vitigno chiamato Malvasia Nera  è risultato corrispondere al Tempranillo – principale vitigno dei vigneti spagnoli; ll vitigno chiamato Greco in alcune accessioni è risultato essere il noto Greco di Tufo (Greco B.), di provenienza Campana, mentre in altre il Greco  è risultato essere la malvasia di Lipari, o Malvasia di Sardegna, o Greco di Bianco, provenienti dalle coste meridionali greche ed approdato in molte isole e località costiere del Mediterraneo, fino nelle Canarie. Un altro vitigno diffuso in Val d’Agri con il nome di Vujanese è stato identificato con  Castiglione, o Magliocco Dolce, presente anche in Calabria. Molto interessante è anche un vitigno locale noto come Jusana, o Giosana, nelle varianti aromatica e non, che dà vini di spiccata personalità. Un tipico vitigno pugliese, il Bianco d’Alessano, risulta presente sia sul Pollino che in Calabria con il nome Juvarello ed un vitigno locale, denominato nel Vulture Colatammurro,  è risultato corrispondere al Nero di Troia, ampiamente distribuito nei vigneti della Val d’Agri, dove peraltro coesiste con numerosi cloni di Primitivo. Molte accessioni recuperate come Aglianico, Greco B., Fiano, Falanghina e Garganega sono risultati essere realmente le varietà dichiarate, mentre il diffuso Aglianico di Cassano, conosciuto anche con il nome di Guarnaccino, è riconducibile all’altrettanto diffuso Arvino o Castiglione o Magliocco Dolce o Marsigliana e riconducibile anche al sunnominato

Vite centenaria di Sangiovese in Viggiano

Vite centenaria di Sangiovese in Viggiano

Vujanese. Ma uno dei risultati più sorprendenti è l’identificazione dei “genitori”, se così si può dire, di uno dei più diffusi vitigni italiani, il Sangiovese,  i cui geni sono ascrivibili agli indigeni  Negro Dolce e  Ciliegiolo.

Resta ancora da approfondire la ricerca che finora ha identificato solo vitigni il cui DNA è incluso nei circa 1000 profili genetici in possesso della Banca Dati del CRA,  mentre è senz’altro più interessante recuperare, impiantare e vinificare le uve ottenute dalle  37 accessioni, non corrispondenti ad alcun profilo finora schedato.

Tutto il lavoro di raccolta e identificazione  degli antichi vitigni autoctoni procede ancora, sia studiando altri vitigni segnalati nelle varie aree, sia procedendo con micro-vinificazioni per conoscere le qualità organolettiche dei vitigni recuperati. Il notevole numero di profili molecolari accertati finora (84) consentono di affermare che la base ampelografia Lucana è ampia e variegata, quindi meritevole di ulteriori esami ed approfondimenti.

Le diverse varietà collezionate, dopo aver escluso quelle più compromesse dal punto di vista virologico,  sono in collezione presso l’azienda sperimentale “Lamarossa” di Rutigliano (Bari) di proprietà del CRA ma è in corso l’allestimento  anche di un campo/collezione presso l’Azienda “Bosco Galdo” di Villa d’Agri di proprietà dell’ALSIA (Regione Basilicata).  In questo campo sono state messe a dimora le varietà per consentire un esame in situ  delle qualità e delle caratteristiche del germoplasma viticolo finora recuperato.

Bisogna dire che questo progetto, denominato “Attività di Domostrazione e Realizzazione di Vigneto-Catalogo dei biotipi di vite selezionati nell’area DOC Terre dell’Alta Val d’Agri”  è sostenuto dal Comune di Viggiano che finanzia l’ALSIA per le spese di realizzazione del vigneto e della sua manutenzione, in collaborazione con il CRA ed ha anche fornito il primo materiale di moltiplicazione vegetativa per l’impianto, che sarà sicuramente ampliato nei prossimi anni.

Questo Campo/Catalogo consentirà di  conservare i vitigni nel loro areale di origine e salvaguardare  così la grande ricchezza di  vitigni”minori” in gran parte sconosciuti e dalle potenzialità non ancora espresse, tutelando in tal modo la grande variabilità intravarietale del patrimonio viticolo lucano.

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