Apr 17 2011

Finalmente il Vinitaly ascolta i propri clienti

Category: Newsjaco @ 13:20

Interessantissimo editoriale di Gaetano Manti, che leggiamo in mail, sulla disorganizzazione della più importante Fiera enologica italiana.

Padiglione Vini Basilicata al Vinitaly 2011

Padiglione Vini Basilicata al Vinitaly 2011

L’articolo è qui riprodotto, e andrebbe  bene per ogni evento fieristico, che lavora sugli espositori e non per offrire loro servizi ed opportunità. Il malessere è stato avvertito in vari ambienti e la conseguenza più vistosa è la nascita di eventi collaterali meglio organizzati e più professionali, quali Terroir Vino 2011 ed un Vinitaly alternativo e contemporaneo, a Cerea – poco più in là di Verona – Il Salone dei ViniVeri -che ha raccolto moltissimi produttori che rifuggono dalla confusionaria e costosissima Fiera veronese. Spostando l’inizio della manifestazione del 2012 alla Domenica, finalmente il Vinitaly ha fatto un primo passo per favorire i suoi clienti espositori e non gli operatori turistici veronesi, come voluto da politici miopi e provinciali.

Ecco  l’Editoriale:

Il Mio Vino - Rivista di enologia

Il Mio Vino - Rivista di enologia

AL VINITALY QUALCOSA SI MUOVE A VERONA INVECE NO
In apertura della edizione 2011 del Vinitaly il presidente della Fiera, Ettore Riello, ha preso tutti in contropiede e ha annunciato che l’edizione del 2012 si svolgerà da domenica a mercoledì invece che, come di tradizione, dal giovedì al lunedì.

Era almeno un decennio che i produttori italiani chiedevano a gran voce che il Vinitaly si adeguasse ai calendari adottati in tutta Europa dalle più importanti fiere di vino, fiere che per definizione hanno una utilità per l’industria solo se sono fortemente, o meglio esclusivamente, orientate alla utenza professionale (importatori, distributori, buyer grande distribuzione, enotecari e ristoratori).

Per più di un decennio la dirigenza della Fiera di Verona aveva fatto orecchie da mercante, confessando a pochi intimi che le esigenze degli espositori erano legittime ma che loro dovevano pensare agli interessi degli albergatori e dei ristoratori della città i quali pretendevano che il Vinitaly coinvolgesse un intero fine settimana.

Per questo l’annuncio di Riello ha qualcosa di epocale visto che da una vita la Fiera di Verona si è mostrata assolutamente sorda alle istanze degli espositori, cioè dei suoi clienti.

Un brutto vizio di chi pensa che si può approfittare della posizione di monopolio.

Lo stesso vizio che ha fatto perdere alla Fiera di Verona la leadership ultracentenaria nel settore delle fiere di cavalli con la nascita di un concorrente milanese (CAVALLI a MILANO) che sin dalla prima edizione del 2010 ha dimostrato di avere le carte in regola per diventare la manifestazione di riferimento per tutto il mercato.

E’ quindi molto probabile che proprio la dura lezione avuta nel settore dei cavalli abbia convinto la dirigenza della Fiera di Verona che fosse venuto il momento di cambiare atteggiamento e stare finalmente a sentire i clienti.

Quindi onore al merito per questo primo, importante passo di apertura al mercato.

Primo passo che, va detto con chiarezza, non elimina a non può eliminare tutta una serie di situazioni assolutamente inaccettabili per chi al Vinitaly ci deve andare a lavorare.

Alcune di queste situazioni sono generate da condizioni strutturali della città di Verona per modificare le quali ci vorranno secoli.

La città non è attrezzata per reggere l’impatto degli espositori e dei visitatori del Vinitaly.

I prezzi degli alberghi salgono alle stelle nei giorni della fiera.

La mancanza di collegamenti con adeguati mezzi pubblici è fattore assai negativo e di fatto immodificabile a causa della viabilità.

La mancanza dei collegamenti pubblici rende ancor più evidente il grave problema delle aree di parcheggio attorno alla Fiera.
Le aree attivate in zone distanti dalla Fiera (quest’anno si arrivava fino allo stadio che sta dall’altra parte della città) non offrono una soluzione adeguata perché le navette gratuite funzionano poco all’andata ma sono un disastro biblico quando la gente cerca di tornare alla macchina alla fine di una giornata di duro lavoro.

Una tortura difficilmente perdonabile e dimenticabile.
Pur con tutta la buona volontà i dirigenti di Fiera Verona possono fare poco o nulla per ovviare alle gravissime deficienze strutturali della città.

Molto invece possono e devono ancora fare per migliorare i servizi all’interno della Fiera.
E’ assolutamente inaccettabile che nel 2011 l’area della Fiera non sia servita da cellule di telefonia mobile capaci di reggere il traffico dei cellulari di chi è presente in Fiera.

E’ assolutamente inaccettabile che, non funzionando a dovere le connessioni cellulari di dati per collegarsi a Internet, il servizio Internet WI FI della Fiera costi una fortuna. La Fiera di Verona è l’unica al mondo che fa pagare uno sproposito per offrire agli espositori e al pubblico un buon collegamento a Internet.

Chiunque pensi che nel terzo millennio il tema di efficienti telecomunicazioni non sia di importanza vitale vive fuori dal tempo oppure vive nell’illusione che le posizioni semi monopolistiche possano consentire qualunque tipo di disservizio o maltrattamento dei propri clienti.

La storia, anche recente, ha dimostrato che atteggiamenti di questo tipo prima o poi si pagano duramente.
A Verona possono solo ringraziare il cielo che la Fiera di Milano ne ha combinate di cotte e di crude quando anni fa decise di lanciare la sfida al Vinitaly con il MiWine e di fatto non ne ha azzeccata una sino al punto da dover sospendere la manifestazione a tempo indeterminato.

Gli errori di allora sono stati tutti ben identificati e non è detto che, prima o poi, qualcuno non voglia riprovarci.

Non dimentichiamoci che il tema dell’Expo 2015 è proprio l’agro-alimentare e che in questo ambito l’industria del vino italiano potrà e dovrà giocare un ruolo fondamentale.
Sono già in molti ad affilare le armi.

La Fiera di Verona lo sa benissimo e ha già messo in campo tutto il sostegno politico possibile per cercare di sistemare il cappello sul posto e giocare un ruolo da protagonista nel settore del vino per Expo 2015.

La partita è tutta politica, come purtroppo accade in quasi tutti gli enti fieristici italiani, e quindi è difficile capire ora chi la spunterà.

Una cosa è certa: se ci fosse qualcuno con la giusta visione strategica del mercato e quindi capace di impostare in modo corretto una grande fiera del vino a Milano, i produttori italiani e i compratori di tutto il mondo sarebbero messi nella condizione di sperimentare il livello di servizio che può offrire la città di Milano con il suo polo fieristico di Rho.

E allora per Verona non ci sarebbe più storia.

I dirigenti del Vinitaly lo sanno talmente bene da aver mosso mari e monti per impedire che si potesse dar vita a una importante manifestazione dedicata alle bollicine in concomitanza con la fiera milanese Tutto Food a Maggio di quest’anno.

Questa volta i protettori politici della Fiera di Verona ci sono riusciti ma non è detta l’ultima parola.

Come si dice: la concorrenza è l’anima del mercato e il mercato, in un Paese che funziona, la vince sempre sulla politica di bassa lega.

Alla domanda se questo è un Paese che può davvero funzionare al di fuori delle logiche politiche di quartiere io non so oggi dare risposta.

Sono però un inguaribile ottimista che ha passato tutta la vita a confrontarsi con i mercati e per questo non dispero.

In fondo il mio ottimismo trova un buon punto di appoggio anche nei segnali che arrivano dai dirigenti della Fiera di Verona.

Se finalmente rispondono alle esigenze dei loro clienti è solo perché hanno sentito il morso della concorrenza. Sono loro stessi ad averlo ammesso.

Per nostra fortuna imprenditori decisi a mordere i concorrenti e a competere sul mercato ce ne saranno sempre in buona quantità, e non solo in Lombardia.

Aspettiamoci quindi novità interessanti che comunque faranno bene a tutto il settore vitivinicolo italiano, magari regalando anche linee telefoniche che funzionino, Internet gratis e parcheggi decenti a tutti quelli che frequentano il Vinitaly.

Scusate se è poco.

Gaetano Manti
gmanti@ilmiocastello.it

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